VERI O FALSI BEATI?
Il nostro Dio è esigente, si aspetta una risposta ben precisa dal nostro comportamento affinché possiamo meritarci la sua misericordia, non pretenderla. La fede è una responsabilità anche davanti agli altri. In che misura diffondiamo la verità che Dio ci ha rivelato, se dimostriamo che il nostro obiettivo è tutt’altro?

Quelli che il Signore chiama beati, per noi sono da non considerare perché sono poveri martiri o poveri cristi. Andiamo in senso contrario, i miseri e gli umili vengono scartatati dalla società. Questo ci fa capire che tutto il resto cammina di conseguenza, il Signore ci dice di non giudicare e di non criticare e noi critichiamo e giudichiamo. Le due beatitudini sono esattamente opposte e noi testimoniamo la seconda verità. Ecco perché entriamo nella casa di Dio con uno spirito che non è coerente con quello che ci è stato rivelato, potrebbe essere un peccato grave, un sacrilegio. Osiamo anche dire “Io non pecco più…”. Che vigliaccheria! Se sapessimo i peccati che facciamo in continuazione, di omissione, che magari non abbiamo mai confessato. Siamo illusi dal fatto che forse non facciamo più un certo tipo di peccato, ma tutti commettiamo gli altri peccati di ipocrisia.
LO SPECCHIO DEFORMANTE
Noi continuiamo a rivelare l’esatto contrario di ciò che Dio ha insegnato e non vediamo più l’autenticità della nostra fede. Se improvvisamente ci mettono davanti a uno specchio deformante, non ci riconosciamo più. Così stiamo trasmettendo la nostra fede, in un modo difforme, tanto da non riconoscerla più. Che pazienza che hanno Gesù e Maria davanti a queste cose, e neanche ce lo dicono. Siamo tutti colpevoli quando diciamo agli altri di andare in chiesa per risolvere un problema, pensando di aver fatto il nostro dovere. Diciamo pure di frequentare la casa del Signore, ma per onorarlo, lodarlo e ringraziarlo, non per un secondo fine. Diamo la giusta motivazione alle persone che vogliamo aiutare. Chi di noi durante una discussione, pur avendo ragione, si dispiace per aver creato anche indirettamente problemi e sofferenze all’altro? Chi di noi ha questo spirito contrito, questa bontà di cuore? Chi di noi si umilia? Siamo tutti impettiti dalla nostra ragione “l’altro deve chiedermi scusa!” Se avessimo quel sentimento di amore verso chi si è comportato in un modo brutto con noi, saremmo tanto graditi a Dio, da innalzare contemporaneamente verso il cielo tante preghiere. Il miglior modo di pregare è di non pregare, ma di battersi il petto contriti e umiliati, poi le preghiere si innalzeranno come il fiore più bello. Facciamo tesoro di quello che sentiamo dal monte Misma, perché è utile per la vita eterna.

