UN’AZIONE PROVOCATORIA

Troppe malignità fuoriescono dalla bocca dell’uomo, magari verso chi sta passando un momento poco gradevole della sua vita dovuto a insidie che il male gli ha procurato attraverso azioni inaspettate e incredibili. Intanto non conosciamo fino in fondo la verità di nostro fratello, non dovremmo mai prendere posizione per sentito dire o per un pettegolezzo. Nei luoghi dove comunemente si tende ad elencare i difetti e gli inghippi che ci sono (anche in un consiglio parrocchiale), perché non cominciamo a dire i nostri? Quando sentiamo critiche che riguardano qualsiasi persona, anche quella che obiettivamente la meriterebbe, noi dovremmo dire: “invece di dirmi le falsità di tuo fratello, dimmi le tue malignità, i tuoi difetti, i tuoi errori, quello che hai fatto al buio, le tue tendenze viziose. Dimmi le tue vigliaccherie“. Allora potremmo avere un riscontro diverso e istantaneamente quella persona farebbe un passo indietro perché forse le sue debolezze sono più marcate. In questo senso possiamo comprendere l’esortazione di san Giacomo “Confessate i vostri peccati gli uni gli altri e pregate gli uni gli altri per essere guariti”. I veri operatori di pace non puntualizzano i comportamenti degli altri, non difendono il bene criticando il male altrimenti giudicano il fratello. Condannare non è amore ma gelosia e invidia. Dobbiamo essere quei filtri che impediscono al male di dilatarsi, disintegrando le critiche e i giudizi quando vengono in nostro contatto. Rivelare le ingiustizie è una cosa che il Signore rifiuta, tutte le volte che lo facciamo siamo in peccato. Eppure sembra che non abbiamo mai fatto niente di male, sembriamo tutti dei candidati al premio Nobel per la pace. Se vedessimo la nostra condizione davanti agli occhi di Dio non ci riconosceremmo. Cosa abbiamo saputo estrapolare dalla venuta Gesù? Cosa abbiamo materializzato nella nostra vita dal Natale? Quello che sta accadendo nel mondo non è una novità, era stato predetto che la generazione che si sarebbe allontanata da Dio avrebbe visto cose terribili. È triste constatare che un’alta percentuale riguarda persone che frequentano la chiesa, perché non conoscono la parola di Dio. Per quale motivo il Signore ci chiede se troverà ancora la fede nella sua seconda venuta? Eppure il mondo non è mai andato così male come in questi tempi dove si registra il boom delle preghiere e dei pellegrinaggi.

CAMMINARE SULLE ACQUE

Cristiani vuol dire permettere a Dio di dimorare nel nostro cuore: siamo pronti ad accettare ogni calunnia e ingiustizia in un modo mite e umile come ha fatto Gesù? Non ha detto soltanto di essere presente dove si uniscono a pregare due o più persone, ma di lasciar tutto e seguirlo. Non vuol dire abbandonare i propri beni, ma l’orgoglio, la gelosia e l’invidia. Andiamo a rivelare la parola di Dio? Come pensiamo di sostituirla con preghiere devozionali o digiuni? La cosa che ci dà più gioia è quella che umanamente ci rattrista di più: le ingiustizie. Chi le accetta per amore di Dio si sente vincente, vorrebbe rifare la stessa esperienza. Questo non vuol dire essere deboli o fragili, perché poi quando le acque si sono calmate, possiamo riprendere il fratello che si è comportato male. Chi vuole imporre la propria linea in famiglia o con le persone vicine è un terrorista. Dobbiamo disapprovare con dolcezza, affrontare un problema evitando lo scontro diretto, perché Dio non vuole essere rivelato con violenza. È il male che ha paura del bene o è il bene che ha paura del male?  L’artefice del bene non teme nulla, risana ogni luogo perché dalla sua bocca esce un alito d’amore. Tra il bene e male non c’è un abisso perché quest’ultimo si presenta come un finito bene. Quando ci ritroviamo in nome di Dio e sentiamo parlar male, dissentiamo educatamente e con dolcezza. Non dobbiamo far finta di niente per non perdere l’amicizia o per rispetto umano, altrimenti commettiamo un peccato di omissione e un giorno ne dovremo rendere conto. Riveliamo la lieta novella, non sosteniamo mai la parola che non edifica, la polemica, gli intrighi. Lasciamo perdere tanti discorsi inutili, è meglio combattere una battaglia che è già stata vinta per noi, piuttosto che essere in subbuglio tutta una vita solamente per l’orgoglio. Se facessimo felice il nostro nemico dichiarato, proveremmo l’esperienza meravigliosa di camminare sulle acque, pieni di tanta grazia del Signore. La Madonna desidera le cose migliori per noi, perché non desideriamo le cose migliori per i nostri fratelli? Non rattristiamoci se poi trasmettiamo sempre pessimismo, rassegnazione. Dobbiamo essere sereni, anche nell’ambiente di lavoro, superando ogni pettegolezzo, così esorcizziamo il male. È il nostro spirito che rivela la verità non le nostre conoscenze. Se non facciamo la differenza con chi non riceve l’Eucarestia siamo maggiormente in difetto, perché il Signore non gradisce i tiepidi.