SEMBRIAMO I FIGLI DI UN DIO MINORE
Come possiamo affermare che i problemi si risolvono con una preghiera? La rivelazione di Dio agli uomini ha inizio con l’Antico Testamento, con il Pentateuco, che narra la storia delle relazioni di Dio con il mondo e costituisce il fondamento della religione giudaica. Noi siamo gli eredi delle promesse di Dio a Israele e ne rappresentiamo la continuazione. Non siamo affascinati da tutto questo? Eppure, oggi ci comportiamo come se fossimo il popolo di un dio minore, un dio che deve fare quello che diciamo noi. Dopo tantissime generazioni infedeli, Dio mantiene ancora le sue promesse e l’alleanza con il suo popolo. Esige, però, come contropartita, la fedeltà alle sue leggi e ai suoi comandamenti; pertanto, non possiamo offrire ciò che pensiamo noi.
DAL LIBRO DI GIOSUÈ
Non pensiamo di convincere gli altri quando ci stiamo svuotando della nostra cristianità. Stiamo conservando la fede oppure ci stiamo de-cristianizzando pur pregando e andando a messa? Il Signore ci mette in guardia dalla globalizzazione perché noi siamo il suo popolo: “Siate forti nell’osservare e mettere in pratica quanto è scritto nel libro della legge di Mosè, senza deviare da esso né a destra né a sinistra, senza mescolarvi con queste nazioni che rimangono fra voi. Non invocate i loro dèi. Non giurate su di loro. Non serviteli e non prostratevi davanti a loro. Restate invece fedeli al Signore, vostro Dio, come avete fatto fino ad oggi. Il Signore ha scacciato dinanzi a voi nazioni grandi e potenti; nessuno ha potuto resistere a voi fino ad oggi. Uno solo di voi ne inseguiva mille, perché il Signore, vostro Dio, ha combattuto per voi, come vi aveva promesso. Era un popolo di dura cervice ora siamo diventati un popolo dalla vuota cervice, come canne sbattute al vento.
DAL LIBRO DELLA SAPIENZA
“Amate la giustizia, voi che governate sulla terra, rettamente pensate del Signore, cercatelo con cuore semplice. Egli, infatti, si lascia trovare da quanti non lo tentano, si mostra a coloro che non ricusano di credere in lui. I ragionamenti tortuosi allontanano da Dio; l’onnipotenza, messa alla prova, caccia gli stolti. La sapienza non entra in un’anima che opera il male (siamo sicuri di fare il bene solo perché parliamo della legge di Dio?) né abita in un corpo schiavo del peccato. Il santo spirito che ammaestra rifugge dalla finzione, se ne sta lontano dai discorsi insensati, è cacciato al sopraggiungere dell’ingiustizia. Quante volte usiamo le cose astute per convincere gli altri ma non è la verità? Il sentiero che porta all’inferno lastricato di buone intenzioni… La sapienza è uno spirito amico degli uomini; ma non lascerà impunito chi insulta con le labbra, perché Dio è testimone dei suoi sentimenti (prima che apriamo bocca Dio conosce già la nostra parola) e osservatore verace del suo cuore e ascolta le parole della sua bocca. Difatti lo spirito del Signore riempie l’universo e, abbracciando ogni cosa, conosce ogni voce (ne beneficia solo chi è gradito a Dio). Per questo non gli sfuggirà chi proferisce cose ingiuste, la giustizia vendicatrice non lo risparmierà. Si indagherà infatti sui propositi dell’empio, il suono delle sue parole giungerà fino al Signore a condanna delle sue iniquità; poiché un orecchio geloso ascolta ogni cosa, perfino il sussurro delle mormorazioni non gli resta segreto. Il Signore usa questo tono per farci capire che non scherza. Guardatevi pertanto da un vano mormorare, preservate la lingua dalla maldicenza, perché neppure una parola segreta sarà senza effetto, una bocca menzognera uccide l’anima. Quello che era peccato una volta, lo è ancora oggi, a dispetto di quanto sostengono in molti. La Madonna scende in mezzo a noi per ricordarcelo e, come una mamma, soffre perché fatica a riportarci a Lui. Non provocate la morte (quella spirituale) con gli errori della vostra vita, non attiratevi la rovina con le opere delle vostre mani, perché Dio non ha creato la morte e non gode per la rovina dei viventi. Egli, infatti, ha creato tutto per l’esistenza; le creature del mondo sono sane, in esse non c’è veleno di morte, né gli inferi regnano sulla terra, perché la giustizia è immortale. Gli empi invocano su di sé la morte con gesti e con parole, ritenendola amica si consumano per essa e con essa concludono alleanza, perché son degni di appartenerle”. Noi siamo cristiani battezzati: in chi crediamo?

