SCEGLIERSI IL PRETE = DISOBBEDIRE ALLA CHIESA

Andare da un sacerdote invece che da un altro, perché magari ci soddisfa di più, è un errore. Ma come pensiamo di essere obbedienti verso la Chiesa, se decidiamo noi quali sono i ministri più adatti a rappresentarla? È come se i dodici apostoli facessero a gara l’uno con l’altro per accaparrarsi le simpatie dei fedeli. Gli apostoli avevano avuto un’esperienza con Gesù e sono diventati santi, ma ognuno aveva un’intensità spirituale diversa dagli altri, come avviene per i sacerdoti. Ogni mamma educa i figli in un modo personale e diverso, mai li educherà alla distruzione. Così anche i sacerdoti non ci educheranno mai al male. Sulla base di quali criteri scegliamo il prete che va bene per noi? A seconda delle nostre simpatie? È una dimostrazione di contestazione e di disobbedienza verso la Chiesa e il Papa, di essere fuori misura, di non essere graditi al Signore. Chi può essere consigliere di Dio? Continuiamo ad annullare tante buone azioni con una vita non conforme alla parola di Dio! Essere obbedienti alla Chiesa vuol dire rispettare i comandamenti, non disquisire sul comportamento dei sacerdoti. Abbiamo capito perché andiamo in chiesa? Ci andiamo per osservare il comportamento del sacerdote e farci cogliere da un sentimento emozionale o per lodare e ringraziare il Signore? Se noi presenziamo ad una santa messa e c’è un sacerdote, significa che va bene quello. Con la bontà d’animo nel cuore, quel sacerdote è il meglio che c’è sulla piazza, altrimenti guardiamo anche lui con l’occhio del pettegolezzo e della critica. Ed è sbagliato. Non ci sono messe di serie A o di serie B, hanno tutte la stessa forza e la stessa potenza, perché quello che è importante è che si rinnovi il sacrificio di Cristo sull’altare per noi. Il regista perfetto è Dio, non l’uomo con le sue sceneggiate. Che bello se riusciamo a dimostrare che tra un sacerdote l’altro non c’è nessuna differenza! Sentiamoci liberi di andare al una funzione rispetto ad un’altra, non con un pregiudizio o una motivazione. Facciamo un po’ di chiarezza nella nostra mente, perché se si preferisce un prete ad un altro, che può essere anche ragionevole, non è giusto davanti agli occhi del Signore, è un peccato.

LA RAGIONE IMPRIGIONA I CARISMI

Potenzialmente siamo simili a san Francesco, a sant’Antonio, a san Pio, a Madre Teresa e ai santi che indegnamente ne portiamo il nome. La Madonna ci sta dicendo che in noi c’è un carisma che dobbiamo liberare, lasciarlo camminare e seguire. Non dobbiamo farci seguire dal nostro carisma, perché è molto di più del pulviscolo che siamo noi, è lo Spirito di Dio! La potenza che hanno dimostrato i santi era la potenza di Dio, non la loro che erano poveri peccatori come noi. Cosa ci impedisce di essere uguali ai santi? È colpa nostra se non riusciamo a liberare il carisma che è in noi, perché siamo così imbevuti della ragione dell’uomo che ne limitiamo tutta l’azione spirituale, pagandone le conseguenze. Abbiamo tanto sbagliato e ci siamo maledetti confidando in noi stessi (Geremia 17), comportandoci come ci ha insegnato l’uomo. Ecco perché il mondo va male. Questi errori, che stiamo pagando a caro prezzo, la confusione, la difficoltà di vivere, di dialogare, di concepire, sono figli della contestazione, della provocazione e del sindacalismo, come se tutto dipendesse da noi. Ed è così che abbiamo aggiunto e tolto dal Libro della Vita. Altro che figli di Dio, siamo figli della ragione dell’uomo, pur vivendo nella nostra nazione che ha la cattedra di Pietro, pur essendo cristiani, pur andando in chiesa, digiunando, pregando. Il diavolo ci lascia fare tutto questo, ma vuole che sosteniamo la nostra ragione, la legge dell’uomo. E ci è riuscito in un modo totale!

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