RICEVIAMO IL SIGNORE IN MODO INSIGNIFICANTE
Sarebbe bello per noi imparare a comportarci come per voler sorprendere Maria Santissima, in silenzio, per consolarla di tutte le ingiustizie che ancor oggi riceve, per l’orgoglio, per la permalosità, per il carattere, specialmente da chi crede di fare le cose giuste. Questo non avviene perché non ci siamo resi conto di una cosa molto profonda: che dimostriamo al Signore la nostra ingratitudine ricevendolo. Noi pensiamo che ricevere l’Eucaristia sia la dimostrazione che gli vogliamo bene, ma ciò non è assolutamente vero, perchè quella presenza in noi è insignificante, non ci emoziona, non ci rende responsabili. Invece ci emozionerebbe di più ricevere a casa nostra il Papa, il presidente dell’America o un attore famoso. Prepareremmo la casa nel migliore dei modi e riferiremmo a tutto il vicinato della visita di quel protagonista pubblico. Saremmo così orgogliosi e ci sentiremmo così gratificati da provare una gioia incredibile, da farci perdere la testa, al punto che se ricevessimo un torto in quel momento, non ce ne renderemmo neanche conto. Eppure questa felicità non la dimostriamo nel ricevere il Signore. E allora a cosa vale tutto il nostro correre se in realtà ci interessano di più le cose nulle, anche se sono le più grandi a livello terreno, di un Dio che è risorto per noi? Vale così poco il Signore per noi, che ci sentiremmo più emozionati a vincere mille euro a una lotteria. Che importanza ha il Signore per noi, se in realtà lo riceviamo in un modo insignificante, senza nessuna gioia particolare, se non quella mentale che è diversa da quella del cuore. Non dobbiamo emozionarci come dei fanatici, psicologicamente, perché quello non è vero amore. Deve essere un’emozione che nasce dentro senza che ce ne accorgiamo, man mano che ci avviciniamo a ricevere l’Eucaristia, il nostro Creatore.
È L’ENERGIA QUOTIDIANA PER NOI
Ricevere il Signore è come ingoiare una lampadina accesa, che ci fa vedere tutte le nostre ossa. Diventiamo trasparenti, come se avessimo fatto una radiografia tanta è la luce che entra dentro di noi. Invece, come strumenti scelti da Dio per rappresentarlo, quando riceviamo l’Eucaristia non proviamo alcuna emozione, siamo abulici, come se Gesù dovesse inchinarsi davanti a noi. È come se ricevessimo una cosa inutile, fine a sé stessa, pensando di aver fatto il nostro dovere, mentre è il sangue e il corpo di nostro Signore Gesù, che dovrebbe portare il nostro cuore a scoppiare di gioia. Se diciamo il contrario è solo perché vogliamo recitare, essere dei mistici, se fosse vero che l’Eucaristia ci riempie il cuore di gioia, appena fuori di chiesa non disperderemmo tanta grazia davanti al primo problema. Sapremmo perdonare, accettare ingiustizie, dimostrare amore verso il prossimo. Invece al primo ostacolo ci siamo già dimenticati della gioia del Signore e ci lasciamo trasportare dal problema. Subito c’è una reazione diversa. Pensate che bello mantenere la gioia dopo aver ricevuto il Re dei re anche davanti alla più pessima azione dell’uomo! La nostra vita non sarebbe influenzata dagli altri, ma saremmo in grado di trasmettere la gioia e la serenità, come faceva Gesù, senza proferir parola. Se fossimo consapevoli di questo mistero, ci sentiremmo dentro una forza per accettare tutte le ingiustizie ed amare di più. Invece, quando vediamo qualcuno che ha un problema, abbiamo un’espressione di compatimento, che è la cosa peggiore che si possa fare. Noi non amiamo perché sentiamo Gesù come una presenza insignificante e per questo motivo impediamo al Signore di donarci quelle grazie che potrebbe dare ad ognuno. Cerchiamo di capire perché non sentiamo il privilegio di ricevere Gesù, quell’emozione che i santi percepivano ma nascondevano perché non si sentivano degni di ricevere tanta grazia. Chi più capisce questa situazione, più si annulla. Se non impariamo a dare le giuste posizioni e il giusto rispetto a chi dobbiamo, diventiamo noi quelli che non sanno testimoniare la verità, a scapito della vita degli altri. Meglio essere sinceri davanti al Signore: “Vorrei, ma non riesco ad emozionarmi nel riceverti, non mi batte forte il cuore.”. Sentiamoci miseri e indegni, non dobbiamo pensare di essere riveriti solo perché andiamo a messa. Dimostriamo le cose più importanti, quelle basilari, mentre le nostre emozioni e le nostre esperienze extra sensoriali teniamocele per noi, come ci ha insegnato Maria Santissima, che si è rinchiusa nel silenzio. Bastano due parole per spiegare le cose di Dio, non ore e ore di discorsi che sono dispersivi e non servono a niente. Dimostriamo come cristiani che al di sopra di tutto c’è Dio, che è secondario appartenere a un gruppo di preghiera piuttosto che a un altro, e che la nostra gioia non dipende dal nostro umore, da come ci alziamo al mattino, altrimenti portiamo ovunque i nostri difetti.
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