RAMI O RADICI?
Per noi è meglio essere radice che ramo, perché diventiamo invisibili. Specialmente nel tempo di Quaresima, il Signore ci invita a digiunare senza farci vedere da nessuno, per non cercare gloria dagli uomini ed essere premiati da Dio. La vera natura e la responsabilità di noi cristiani è quella di essere radici, non rami o foglie. Purtroppo abbiamo perso la nostra matrice, la nostra immatricolazione, perché siamo quei rami che sono sbattuti dal vento a destra e a sinistra, esposti ai cambiamenti umorali. Noi potremmo diventare radice per sorreggere l’Italia ed espiare coloro che senza alcun diritto e inconsapevolmente la profanano. Se avessimo nell’animo la radice della nostra fede, potremmo essere sempre operosi e vigilanti anche quando dormiamo, perché il nostro cuore lo farebbe per conto nostro. Con quel sentimento e quello spirito potremmo pregare mentre ci assopiamo e riposiamo, perché il nostro cuore é come la radice che lavora in continuazione. Cerchiamo di non porci dei limiti, ma di essere convinti e decisi a fare questa esperienza, perché al di là non c’è più nessuna realtà se non quella di abbandonare Dio. Coloro che vogliono ottenere qualcosa dalla vita devono impegnarsi e fare molte rinunce, così per diventare servi di Dio si devono superare prove durissime, massacranti. È inutile lamentarsi della prova, perché chi si lamenta non la supera. La prova va accettata con coraggio e la consapevolezza che il Signore non ci abbandonerà mai, anche se saremo calunniati e perseguitati.
IL BELLO DI ESSERE RADICE
La radice è potente ed energica,
sostiene lo sviluppo di una pianta.
La radice lavora in continuazione
e non ha nessuna soddisfazione
perché ha solo il buio intorno a sé.
Non può neanche godere del calore del sole,
dei profumi della primavera,
delle delizie dell’atmosfera.
È sola nell’umido, nel torbido e nel buio.
Lavora senza sosta
perché va sempre più in profondità.
Non finisce mai di essere laboriosa giorno e notte.
La radice non perde mai niente,
è sempre viva e operosa anche d’inverno.
I rami no,
sono esposti ai cambiamenti atmosferici:
in primavera fioriscono,
in autunno perdono le foglie,
poi il freddo del gelo li intorbidisce.
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