QUALE PACE?
Non siamo noi gli artefici della vita, ma siamo apparsi all’improvviso nell’universo creato con tutte le facoltà per capire il progetto di cui facciamo parte. Nulla viene e nulla dipende da noi. Perché siamo così confusi e disuniti? Se all’improvviso dei nemici ci sparassero colpi di mitra, il nostro terrore arriverebbe a dei limiti mai raggiunti prima. Allora saremmo tutti concordi, vorremmo proteggerci e abbracciare la persona che ci sta accanto. Per dimostrare l’amore dobbiamo provare questi estremi? Eppure davanti al pericolo siamo più coinvolti, perché siamo egoisti. Il profeta Isaia ci invita a non parlare dei fatti di sangue, ma noi lo facciamo e pensiamo di essere nel giusto. È un grave inganno. Dopo secoli e millenni abbiamo scompaginato la nostra vita, tutto quello che andiamo a chiedere a Dio, Lui lo chiede a noi. Non ci fa specie pregare per la pace come se dipendesse dal Signore? E la pace con il nostro vicino, un familiare, un parente? Non esistono solo gli interessi e la ragione. Gesù ha comandato a noi di amarci, quale pace vogliamo? Quella del Ruanda, della Jugoslavia, dell’Iraq…, ma non quella del nostro cuore. Parliamo di pace e nemmeno sappiamo perché sono in guerra. Non fidiamoci di quello che ci fanno vedere, perché dietro le quinte c’è un mondo più grande di quello dei teatrini. La pace dipende da noi, se siamo umili possiamo portarla dove viviamo. Però bisogna desiderarla. Non pensiamo di aver sempre ragione e che gli altri ci devono chiedere scusa, se ci poniamo in contraddizione davanti a colui che ci attacca non fuoriesce la pace. Quando uno si lamenta del collega, reagisce alle provocazioni e fa lo stesso errore dell’altro. Chi sbaglia di più? Il Signore conosce già queste cose, continuando negli stessi errori di chi ci ha preceduto, il nostro stato d’animo non sprigiona gioia, non gongola. Perché vogliamo dimostrare delusione e sofferenza nel comportamento degli altri? Dove risulta dal Vangelo questo atteggiamento? È ora che iniziamo ad accettare un’altra possibilità di vivere, perché Dio ha in mano tutte le realtà, anche quella di liberare chi ha delle negatività. L’umiltà è quando non vogliamo farci giustizia sugli altri per non creare sofferenza, come ha insegnato Gesù davanti a Pilato. Dalla nostra bocca non devono uscire parole di dissenso anche se abbiamo mille ragioni. Per non peggiorare la situazione portiamo a casa anche quello che non ci compete? Trionfa la verità, l’amore e la giustizia che ci chiede Dio o quella del tribunale dell’uomo? Sembrano gemelle, ma hanno una distanza abissale. Solo la prima non favorisce il fuoco di disapprovazione, di contestazione e di odio tra fratelli.
È L’ORGOGLIO CHE CI FA CADERE NELLA PROVOCAZIONE
Quando qualcuno si comporta in un modo diverso dalle nostre aspettative, non siamo contenti, preferiamo che si adegui alla nostra logica. Anche agli altri costa sottomettersi e hanno delle aspettative. Perché dobbiamo fare polemiche su fatti estemporanei? Quando vogliamo colpire drammatizziamo il loro punto di vista, ci mettiamo del nostro per dimostrare il torto ricevuto. Siamo noi i migliori? Nelle case patriarcali le spose venivano sottomesse alle donne più anziane, subivano in continuazione ma non si ribellavano. Che persone meravigliose! Eppure sembrano insignificanti soltanto perché sapevano amare. Amiamo il Signore con tutto il cuore e con tutta l’anima o vogliamo essere amati da Dio come dei privilegiati? Siamo disponibili a subire ogni sorta di prova e a non criticare il fratello che ci umilia? Anche lui è figlio di Dio. Perché vogliamo sfogarci e farci compatire, magari da persone che fanno il nostro cammino di preghiera? Il cuore ha bisogno solo di amare, chi si sfoga è perché l’orgoglio in quel momento gli fa ribollire il sangue. È possibile realizzare la parola di Dio, non è vero che è troppo dura. Con uno stato d’animo triste e agitato non c’è spazio per l’amore, chi ha la verità nel cuore non teme ingiustizie e non ha cambiamenti di umore. Non dobbiamo lamentarci del malessere sotto tutti i profili, altrimenti finiamo per arrabbiarci e fare il gioco di chi trama queste insidie. Invece quando siamo felici, siamo meno polemici davanti alle prepotenze. Questo non vuol dire essere insignificanti o fatalisti, ma c’è modo e modo di gestire interessi materiali, perché poi si finisce nella calunnia. Dimostriamo che nonostante tutto siamo innamorati del mondo, della vita e dell’amore che fuoriesce da noi amando gli altri. Che bello dare il sorriso a una persona triste, non è paragonabile a tutto il tesoro del mondo. Il Signore ci vuole scaltri e svegli, è il male che agisce nella provocazione e noi ci cadiamo dentro per orgoglio. Quante volte abbiamo portato con coraggio e dignità la pugnalata più tremenda? Quando non ci siamo lamentati? È così che si piace al Signore. Piangiamo pure, ma per conto nostro. La vendetta più terribile è il perdono, così l’altro si annichilisce, si disarma, si sente vigliacco. La reazione davanti alla prova è naturale, non si può bleffare, ci fa capire a quale categoria apparteniamo. Dimostriamoci solidali con i santi nel non sostenere per nessun motivo provocazioni e maldicenze.

