PERCHÉ SIAMO POCO INTELLIGENTI?

Tutto il dolore che sale da questa terra è dovuto al fatto che rifiutiamo le leggi e i comandamenti e di Dio. Commettiamo azioni inique contro i nostri simili, ci eliminiamo a vicenda, giudichiamo, critichiamo, ci accusiamo vicendevolmente. La vita ha già il suo peso, ma se aggiungiamo quelli che derivano dalla nostra presunzione e dal nostro egoismo, veniamo coinvolti in un malessere terribile che ci porta a vivere nella pesantezza e nella tristezza. Se avessimo un cuore sereno e gioioso, quanti mali elimineremmo dalla nostra vita! Immaginiamo che Maria Santissima si presenti davanti a noi: vedendo tanta potenza e splendore, sparirebbero i nostri problemi. Quanti pensieri potremmo cambiare, quante incertezze, preconcetti e inutili premeditazioni all’improvviso non esisterebbero più. Davanti a una figura così immensa, piena d’amore, dolcezza, bellezza e disponibilità, ci renderemmo conto di avere Colei di cui possiamo fidarci e che può intercedere per noi. Ci sentiremmo stimolati a fare la nostra parte. Allora vuol dire che i problemi ce li creiamo noi! Eppure il Signore ci ha detto: “Beato colui che ha creduto pur non avendo veduto“. Perché abbiamo bisogno di un’apparizione per cambiare la nostra vita, sapendo che potremmo vedere Gesù e Maria con il nostro cuore? Mai abbiamo conosciuto storie di santi che hanno gioito e si sono esaltati davanti ad un’apparizione. Conosciamo invece che l’esperienza li ha segnati nella prova della vita, nella fatica, nelle rinunce, nelle sofferenze, nelle umiliazioni e nei giudizi. Perché vogliamo avere la parte che dopo non sappiamo sostenere? Chi di noi sarebbe in grado di reggere tanta sofferenza per avere avuto il beneficio di una visione? Troppe volte ci dimentichiamo del bene e ci lasciamo prendere dalla lamentela! La cosa migliore è quella di lodare e ringraziare Dio con uno spirito contrito e umiliato, per tutte le volte che il nostro egoismo ha avuto l’ardire di spodestarlo, mettendo sul suo trono delle nullità. Uno spirito contrito e umiliato è a conoscenza del fatto che offendiamo il Signore ogni volta che non accettiamo la parola carità, amore, perdono.

PERCHE’ NON SIAMO FELICI?

Il Signore vuole farci pregustare le meraviglie del paradiso mentre noi vogliamo provare le esperienze negative. Abbiamo dei punti oscuri, dei lati comportamentali che ci impediscono di riconoscere la vera gioia. Se la nostra anima fosse linda e non contaminata da azioni inique, sentiremmo la gioia, non avremmo più agganci con la critica, la mormorazione e il giudizio. Quando non siamo felici è perché abbiamo qualcosa che ci pesa sulla coscienza e sull’anima: la legge di Dio è spietata, non concede divagazioni per nessuno. Quando siamo davanti a una prova non chiediamoci più cosa vuole il Signore da noi, ma cosa vogliamo noi dal Signore. Sicuramente non può darci quello che ci aspettiamo come gratificazione, né vuol farci diventare dei personaggi di primissimo livello che condannano il prossimo. Dio ci ha creati, ci ha dato un mondo a misura d’uomo, la materia prima per sostenerci, il benessere economico, la casa. Ci ha contornato di meraviglie: il sole, la luna, le stelle, l’acqua, l’aria, la vegetazione. La sua potenza ci tiene sospesi nell’universo creato sul pianeta terra. Invece di riconoscere questi stupori, ci emozioniamo di più davanti a cose che non contano! Cosa vogliamo ancora da Dio? La frase più logica che dovrebbe uscire da noi è: “Niente“. Perché non siamo felici? Vuol dire che vogliamo qualcosa di più oltre a tutto quello che il Signore ci ha dato. C’è un ciclo naturale dell’universo che ci coinvolge in un miracolo immenso e meraviglioso: da un seme cresce un fiore seguendo un colore, un profumo e uno sviluppo ben preciso, il sole ci scalda con una giusta temperatura, da un atto d’amore nasce un figlio. Tutto è a misura d’uomo, non è un fatto naturale! Vergogniamoci di ciò che vogliamo da Dio, perché pretendendo qualcosa in più dimostriamo di essere soltanto vanitosi e pretenziosi. Ma non sappiamo dare niente al Signore? Non è sufficiente per essere felici quello che ci ha dato? E si che ha pensato proprio a tutto! Non solo un Dio Creatore, ma un Dio che ci ha detto come dobbiamo comportarci e chi ci ha insegnato a pregare. Nessun potente della terra ha lasciato in eredità all’uomo quello che ha lasciato Dio, la sua legge è la base portante di ogni teoria, persino per gli atei. Perché facciamo fatica a volerci bene davanti a un Dio che ci ha dimostrato tanto amore? Non riusciamo a capire che Colui che ci ha dato la legge è l’unico vero Dio? Perché invece di diffondere la sua legge, trasmettiamo il nostro egoismo e la nostra ragione? Quale soddisfazione pensiamo di trovare? Il Signore in ogni epoca si lamenta della disobbedienza nel suo popolo e si rattrista vedendo l’arroganza e l’ipocrisia di coloro che ama infinitamente. Non saremmo tristi anche noi davanti al tradimento di una persona cara? Quella di non riconoscere la legge di Dio come base della nostra vita è l’offesa più grande che gli arrechiamo, ancor più dei nostri peccati. Non restiamo indifferenti davanti a ciò che fa soffrire Colui che si è compiaciuto nel crearci!

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