PENSIAMO ALLA NOSTRA ANIMA?
Siamo chiamati a guardare alla nostra anima, che è tutto il nostro essere, e per riuscirci dobbiamo guardare alla parola di Dio. Come siamo messi davanti a Dio? Parlare è facile, ma accettare umiliazioni e ingiustizie è più difficile. Gesù ha redento il mondo con la sua croce non con le sue parole. A cosa è servita la nostra vita spirituale? Con Dio nel cuore accetteremmo il supplizio, non ci lamenteremmo più delle piccole cose. Non è importante quello che vogliamo apparire agli altri, ma quello che siamo realmente, dove non ci vede mai nessuno. Dobbiamo parlare con la nostra anima per capire se siamo in difetto. Quando la nostra anima sarà guarita, non avremo più bisogno di parlare con la persona che abbiamo davanti; basterà il nostro aspetto, il nostro sguardo, per trasmettere lo Spirito Santo, la luce, la serenità e la gioia. Le diamo delle risposte che la nostra bocca non sarebbe in grado di dare. Invece vogliamo apparire, vanità delle vanità, abbiamo fretta di farci capire e conoscere, di convincere e blaterare, siamo diventati cristiani ambulanti. Possiamo essere semplicemente coerenti con la scelta che abbiamo fatto, se siamo cristiani viviamo da cristiani. Lasciamo perdere la globalizzazione del pensiero: chi non la pensa come noi non ci rivolge neanche la parola, oppure, in certi luoghi, ci fanno fuori. Quante volte, dopo aver ricevuto l’Eucaristia, abbiamo il veleno nel cuore? Spesso condanniamo l’innocente che non ci è simpatico e assolviamo il peccatore. Non spetta a noi condannare o assolvere. Un buon ateo può ritrovarsi di più nel Vangelo rispetto a tanti cristiani che frequentano la chiesa. Ci salviamo in virtù del nostro comportamento, delle nostre opere, se abbiamo ascoltato il Maestro, non in base alle frequentazioni o alle preghiere. Facciamo un esame di coscienza: qual è il nostro punto debole? Abbiamo sempre amato in famiglia, con i parenti, al lavoro? Abbiamo sempre confessato i nostri peccati in pensieri, parole, opere e omissioni? Il pensiero progetta, ci guida e ci domina. Chi ha pensato di peccare ha già peccato, come ci ha detto Gesù: prima o poi i pensieri si concretizzano. Forse davanti a Dio hanno più peso quei piccoli peccati che avremmo potuto evitare. Se Dio è nel nostro cuore, non cadremo mai, nemmeno davanti alla tentazione più allettante; daremmo la vita per non peccare. Non è facile essere buoni cristiani quando si è lontani da Dio e si è accettato compromessi con la propria anima. Scriviamo i nostri difetti e impegniamoci a combatterli. Chi pensa di non averne può cadere nella superbia, come ha fatto Lucifero. Chi è Dio? Egli non lascia morire alcuni tra atroci patimenti e ad altri dona tutto. Quello che ci chiede non è niente in confronto a quello che ha in serbo per noi. La sofferenza dell’anima non sarà il forcone, ma il vedere cosa si è giocata.
È IL PASTORE CHE PORTA AL SICURO IL GREGGE, NON VICEVERSA
Non si è mai visto un’epoca così terribile! Questo disastro è stato causato dall’uomo che si è allontanato troppo da Dio, dimenticandosi di portarlo nel cuore e nell’anima. La Madonna desidera da noi che abbiamo a ritornare a Dio e conservare la fede dei nostri padri: “Quel che mi spaventa non è la violenza dei cattivi, ma l’indifferenza dei buoni”. Siamo religiosi solo di nome, ci piacciono le funzioni e le preghiere, ma conosciamo davvero la parola di Dio, quella che era, che è e che sarà? Dio ci ama, noi proprio no: basta un piccolo screzio perché ci comportiamo come volgari scolaretti. Facciamo le cose che ci sono più comode, non quelle che sono gradite a Dio. Chi ha Dio nel cuore non maligna più, la sua anima risplende più della luce del sole, esce dagli occhi, dai pori. Si chiacchiera troppo e le nostre parole offuscano la verità, Dio. Un tempo era il gregge che seguiva il pastore, oggi è il pastore che deve seguire il gregge, dove si nascondono tanti lupi travestiti da agnelli. Vogliamo portare Dio dove vogliamo noi! Lui, con amore infinito, ci segue da lontano per vedere se qualcuno esce da quel gregge e ritorna a Dio. Quando non rispettiamo la sua parola, diventiamo anticristiani. I nostri difetti sono un impedimento per Dio di entrare in noi; se entrasse nella nostra condizione peccaminosa, finiremmo per alimentare la nostra superbia e il nostro ego. I grandi peccati nascono dalle piccole trasgressioni: quanto ci siamo allontanati dai primi cristiani? E come ci poniamo di fronte ai vizi capitali? Quando siamo fragili in uno siamo fragili in tutti; chi non sa gestire il poco non sa gestire il molto. Quante volte confessiamo lo stesso peccato? Siamo sicuri di non essere ipocriti? Il mondo cambierà quando cambieremo noi. Quando accettiamo l’ingiustizia, ricordiamoci che anche noi abbiamo sbagliato in passato. Il vizio è molto difficile da vincere, una debolezza o una fragilità che il Signore chiama “cuore fallace”, difficilmente riusciamo a liberarcene completamente. Chi è critico nel poco, lo è anche per grandi motivi: chi ama le piccole cose ama anche quelle grandi, ama chi non si comporta bene. Chi è giusto ha un modo di vivere completamente diverso da chi non ha un’anima pulita. Non dubita di nessuno, giustifica, si dispiace. La nostra vita è bella quando rispettiamo la parola di Dio e non siamo più schiavi di niente.

