NELLA TANA DEL TIRANNO

Abbiamo impoverito Dio e la sua potenza in un modo vergognoso. Dobbiamo trovare un equilibrio, la giusta dimensione che compete a noi e al Signore. Siamo sicuri di essere disponibili a un progetto di Dio, a farci schiacciare da tutti nell’orgoglio, con mitezza e scaltrezza, a Suo vantaggio? Gesù, il capostipite dei cristiani, Colui che ci ha portato la verità pagandola a caro prezzo, ha fatto una richiesta ben precisa. Perché vogliamo rispondere nel modo a noi più congeniale e non come ci ha chiesto? Iniziamo a non più dubitare del monte Misma, perché se non abbiamo capito i progressi che ci sono stati, qualsiasi sviluppo che il Signore e la Madonna ci farà vedere sarà inutile, come sono stati inutili i segni grandiosi per le generazioni che ci hanno preceduto. L’impero romano si estendeva su più continenti ed era una tirannia che non accettava assolutamente Gesù, né quello che annunciavano i profeti nel Vecchio Testamento. La potenza dell’impero romano nella sua massima espansione si estendeva in tutto o in parte sugli odierni stati di: Portogallo, Spagna, Francia, Monaco, Belgio, Paesi Bassi, Regno Unito, Lussemburgo, Germania, Svizzera, Austria,  Ungheria, Italia, Slovenia, Croazia, Serbia, Bosnia Erzegovina, Macedonia, Montenegro, Kosovo, Albania, Grecia, Bulgaria, Romania, Ucraina, Turchia, Cipro, Libano, Siria, Iraq, Iran, Armenia, Georgia, Azerbaijan, Israele, Giordania, Palestina, Egitto, Libia , Tunisia, Algeria e Marocco. Sembrava un impero invincibile. E lo era. Non conosciamo la sofferenza che ha causato ai popoli (compresa la strage degli innocenti), ma era una tirannia enorme. Forse non riusciamo a capire che il male aveva la sua roccaforte nell’impero romano, era il peggior nemico di Gesù e le sue gerarchie si ribellavano a Lui. Non è sufficiente capire che Gesù, Dio, senza un colpo di spada, ha eliminato un potere così immenso e ha messo le fondazioni della sua Cattedra nella tana del tiranno? Il nostro Dio ci sbalordisce. Perché ha scelto Roma, Lui che è nato in Galilea? Era la tana del suo persecutore. Ci rendiamo conto della nostra eredità? Gli storici possono dire quello che vogliono, ma l’impero romano che dominava il mondo, è stato distrutto per volontà di Dio. Dovremmo solo lodarlo e onorarlo, con le nostre forze non potremmo eliminare il più piccolo dei nemici. Nessun popolo come noi è a conoscenza della verità profonda. L’uomo da sempre, ha fatto diventare primario ciò che è secondario, ha dato priorità alle sue esigenze, non a Dio e alla sua legge. Ecco perché non siamo disponibili a vivere da veri cristiani, con un cuor solo e un’amina sola. La Madonna vuole che diventiamo autentici cristiani, non autentici cattolici, per cui non dobbiamo considerare nemici gli altri cristiani.

CHE COS’È L’AMORE PER NOI?

Purtroppo anche se ci impegniamo in tante buone iniziative e siamo rispettosi gli uni verso gli altri, non riusciamo a cogliere il comandamento che ha dato Gesù. Non abbiamo capito fino in fondo cosa vuol dire amare. Se riusciremo a interpretarlo nella giusta misura, potremo fare l’esperienza, che pochi hanno capito, di essere riamati dal nostro amore. La cosa che ci dà più gioia è amare, non essere ricambiati. Dalla croce Gesù voleva farci conoscere il sentimento dell’amore vero e più esplosivo, quello di far felice l’altra persona, non dettato dalla convenienza. Abbiamo promesso di amare nostro marito o nostra moglie, nella buona e nella cattiva sorte, davanti a Dio, mentre ci univa in matrimonio. Perché allora lamentarsi del proprio coniuge? Non possiamo continuare ad essere polemici ed elencare i difetti della persona che Dio ci ha messo accanto, perché manchiamo nel comandamento più importante. Noi cristiani, che dovremmo essere i capostipiti del sacramento del matrimonio, cosa facciamo? Non è affar nostro se amiamo o non amiamo il nostro coniuge, l’abbiamo promesso! Gesù non è sceso dal cielo per farci quadrare i conti o per dirci che ha ragione una parte di persone e torto quell’altra. Dobbiamo avere il coraggio di dirci la verità, sennò finiamo per buttare via tanto tempo. Se manchiamo nell’amore, a cosa serve consacrarsi al cuore immacolato di Maria? Quando ci presenteremo davanti alla Corte Suprema, potremmo accorgerci di avere dei debiti, non dei crediti come pensavamo, ed essere giudicati come i farisei. Facciamo la cosa più importante e non ostiniamoci a decidere noi quello che dobbiamo offrire al Signore, perché più ci mettiamo del nostro e più togliamo a Dio. Chi non ama la propria moglie trasgredisce al comandamento più importante: non ci sono scuse o motivazioni per lamentarci di quella promessa che coinvolge anche parenti e amici, ricordiamocelo.