MEGLIO UN ATEO INTELLIGENTE CHE UN CRISTIANO IGNORANTE

Noi abbiamo la responsabilità di gestire e salvaguardare la meraviglia di Dio, il suo creato, poiché siamo compartecipi della continuazione della sua creazione. Purtroppo quello che abbiamo ricevuto lo abbiamo utilizzato per offendere il Signore e deformare i suoi comandamenti, non per lodarlo e ringraziarlo. Come cristiani dobbiamo essere consapevoli di diventare strumenti di verità per diffondere nel modo giusto, con il comportamento, l’immagine di Gesù e Maria. Per questo dobbiamo cercare di conoscere il Signore, che può rivelarci una qualità di vita che non abbiamo mai conosciuto e concederci di realizzarla se lo vogliamo. Conoscere la verità richiede un lungo cammino da intraprendere rimanendo dove Dio ci ha posto e desidera che operiamo, facendo attenzione a non commettere gli errori che potrebbero compromette la nostra missione cristiana. Noi trasmettiamo i pensieri, le abitudini e il nostro Spirito, non la nostra carne.  Se non trasmettiamo lo Spirito di verità, creiamo danno all’immagine della Chiesa, che invece dobbiamo custodire. Tutto il nostro agire viene misurato e pesato, perché abbiamo l’ardire di proporci in nome di Dio. Se non viene confermato con la coerenza, per causa nostra, ogni volta che creiamo danno al prossimo con le nostre parole, azioni e ragionamenti, nella mente degli altri abbiamo umiliato il Signore e la Madonna. Ci stiamo allontanando da Dio pur vivendo nella sua casa! Per questo è meglio un ateo e la Madonna ha chiesto di essere coerenti con la scelta cristiana. Coloro che creano più danno al prossimo e causano sofferenze al Signore sono i cristiani stessi, coloro che conoscono la legge e che non hanno capito la responsabilità di essere cristiani. Mentre gli altri non porteranno danno alle nostre scelte o all’immagine di Dio. Facciamo un esame di coscienza e chiediamoci quanta sofferenza, disagio e delusione abbiamo creato con il nostro comportamento. Diventiamo servi silenziosi e lasciamo operare lo Spirito Santo per fare da filtro tra bene e male, per trasformare in bene qualsiasi azione negativa che ci coinvolge, e con il minimo sforzo.

VEGLIERÒ SULLA MIA CONDOTTA PER NON PECCARE CON LA LINGUA

Con un po’ di attenzione è possibile eliminare totalmente i danni che creiamo con le nostre parole. Confessiamo tutti i peccati che abbiamo commesso con la lingua, anche contro il nostro volere, per ricevere l’Eucaristia in grazia di Dio e togliere questo ostacolo che non ci permette di fare la differenza con chi non la riceve. Noi non conosciamo neanche i peccati che commettiamo. Davanti al Signore potrebbe avere più merito uno che si comporta male, ma che sta resistendo con una fatica immensa ad una energia malefica che lo sta attaccando, di uno che fa un po’ di bene e che potrebbe farne cento volte di più. Commettiamo l’errore di giudicare e di escludere chi non si comporta bene ed ha più bisogno di aiuto, mentre accogliamo subito chi fa un’azione buona. Abbiamo peggiorato la situazione del fratello, che forse ci considerava amici!  Come dimostrazione verso il Signore che è stato tanto umiliato dalla nostra lingua, prendiamo come impegno di coerenza cristiana di eliminare tutto ciò che crea danno al prossimo. Sentiamoci compartecipi degli errori commessi dai nostri avi e diventiamo educatori prestando attenzione al nostro linguaggio quando parliamo delle cose di Dio. Se uno parla a sproposito del Signore, bisogna correggerlo, con molto tatto, per non peccare di omissione e far capire che deve prestare più rispetto perché ne pagherà le conseguenze. Se uno ci chiede un consiglio e tutto quello che sappiamo dire è di andare in chiesa, confessarsi e recitare il rosario, significa che tacitamente consideriamo giusto tutto quello che fa. Se poi ci è simpatico, accettiamo un modo di vivere non coerente, ci sentiamo misericordiosi, ma il Signore non ci concederà mai il diritto di illudere il nostro interlocutore che può peccare. Per amicizia commettiamo l’errore di giustificare i comandamenti di Dio che invece vanno rispettati. Educhiamo le persone che si rivolgono a noi a vivere in modo coerente le proprie scelte, correggere il comportamento, verificare se vi sono dei peccati mortali sulla loro anima, se hanno fatto del male ad altri, se sono in lotta con i fratelli, se hanno delle asprezze. Andare a messa e ricevere l’Eucaristia è l’ultima tappa. Chi è ferito nell’orgoglio reagisce con giudizi e calunnie poi quando va a casa medita. Sappiamo che il male è ammaliante e sa accattivarsi le simpatie, mentre il bene no. Perciò non sentiamoci offesi dal comportamento degli altri, che non ci riguarda, perché siamo strumenti inutili e più di tanto non possiamo fare. Preoccupiamoci piuttosto di essere precisi e fondati nel modo di proporci per essere degni rappresentanti di Dio.

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