L’ESEMPIO DA IMITARE

Sappiamo che nel piano di Dio l’unica eletta fin dall’inizio è stata l’Immacolata Concezione, la sola che poteva affermare qualcosa più di noi. Ma non l’ha mai fatto e nel Vangelo non troviamo traccia delle sue parole. Perché vogliamo dimostrare alla Madonna di essere superiori a Lei? Il Signore ci chiede innanzitutto di parlare a nome suo con le opere, con l’esempio, noi invece vogliamo convincere gli altri con le parole. Nell’atteggiamento di Maria Santissima dobbiamo trovare la chiave del nostro comportamento: ha lodato e onorato il Signore per tutta la vita nel silenzio, senza paura e senza lamentasi, nemmeno quando ha visto suo Figlio essere inchiodato sulla croce. Che insegnamento è rimasto in noi? Perché facciamo l’esatto contrario e diciamo di essere mariani? Se insegniamo agli altri a discutere e a chiacchierare di Dio, anche loro lo faranno, è cosa giusta? La Madonna non è teatrale, non vuole suggestionarci, mentre coloro che lo fanno vogliono catturarci la psiche. La Madre di Gesù è rispettosa e delicata, viene quasi con soggezione, tant’è che a Roberto disse: “mi dispiace di essere venuta“, perché sapeva che gli avrebbe portato una vita difficile. Se fossimo consapevoli di com’è Maria Santissima, parleremmo molto meno, non capovolgeremmo il suo comportamento. Davanti a Dio, anche se avessimo delle cose belle da dire, parleremmo a vanvera; meglio fare dei fioretti, accettare ingiustizie o dire una preghiera. Chi parla molto non è esente da colpa, anche questo è scritto, se invece di consigliare, confondiamo?

L’ERRORE DA EVITARE

Il popolo cristiano rimane sempre allo stato iniziale, fermo al punto di partenza, perché fa le stesse cose per tutta la vita, per abitudine, e i risultati parlano in modo negativo. Bisogna capire, come quando si va a scuola, che i concetti vanno approfonditi sempre più. Dobbiamo andare oltre. Se vogliamo far crescere la fede dobbiamo fare il salto di qualità, entrare con incoscienza in un altro contesto che non è abituale nei cristiani, come hanno dimostrato i santi. La conoscenza sarà totale quando non chiederemo più “il perché”. La parola rivelata da Gesù è stata vanificata dal demonio, di generazione in generazione, facendo aggiungere parole. Non sono state parole edificanti, ma distruttive e il risultato lo dimostra. Siamo chiamati a ritornare all’inizio e a dar valore a ciò che Gesù ha rivelato. Il secondo comandamento dice di non nominare il nome di Dio invano, noi invece testimoniamo innanzitutto un Dio poco misericordioso, difendiamo la nostra fede con durezza, con condanne e accuse verso chi non si comporta bene. È un modo improprio di nominare il nome di Dio invano e non ce ne rendiamo conto, ma così non aumentiamo la nostra fede. Noi abbiamo più conoscenza dei primi apostoli e degli evangelisti, i quali non comprendevano tante cose che rivelavano, mentre noi si, ce le hanno spiegate. Loro rivelavano quello che lo Spirito Santo gli suggeriva, ma non era farina del loro sacco. Potremmo dare valore ai sacrifici di chi ci ha preceduto, portare frutti e ottenere soddisfazioni, perché abbiamo più base e formazione. Invece di raccogliere questi risultati, i cristiani li distruggono, perché la parola non è stata usata nel modo migliore. Uno dei grandi errori che l’uomo ignora è quello di infrangere il secondo comandamento, tutti parlano a vanvera, pochi sono mirati e centrati. Non dobbiamo escludere Dio nei nostri discorsi, ma vogliamo continuare a sostenere gli errori dei nostri avi? Abbiamo dato poca importanza al secondo comandamento, chi ci dice che parliamo nel nome di Cristo in modo sobrio, giusto e conveniente? Fintanto che non lo confermano le opere è meglio tacere. Ecco dove sta l’inghippo. Il Signore non ha bisogno di essere difeso con accanimento, in realtà trasmettiamo al mondo un Dio che non è neanche paragonabile a quello vero, pieno di bontà e di amore. Noi vorremmo subito eliminare coloro che non si comportano in un certo modo, se il Signore ci avesse insegnato questo, quante persone ci sarebbero al mondo? Ricordiamoci di confessare il peccato, che tutti noi abbiamo commesso, di nominare il nome di Dio invano, altrimenti non avremo la sua grazia. La nostra fede non ha bisogno di saccenti ma di persone che obbediscono alla volontà di Dio, che ascoltano la Parola. Se il nostro carisma da diffondere è la parola, quando vorremo tacere, parleremo, ma deve essere il carisma che domina la persona, non il contrario. Il mondo vuole che noi dominiamo il nostro carisma, che decidiamo come e quando parlare, per affascinare le persone, e quando ci lasciamo prendere dalla foga, commettiamo un errore dopo l’altro.