L’ERRORE CHE PUÒ ANNULLARE LE NOSTRE PREGHIERE

A parer nostro tutti pregano, cristiani, musulmani, ebrei… Ognuno crede di pregare nella maniera giusta, secondo le proprie scelte. Ma se fosse valida questa preghiera il male sparirebbe all’improvviso, come per un incantesimo. Se invece il male imperversa, è perché la maggioranza non è genuina e autentica nella sua preghiera. Quando andiamo a casa dopo aver pregato, come ci comportiamo? Dimostriamo bontà, mansuetudine, perdono, disponibilità, amicizia? Sono doni che escono dal nostro cuore o dalla nostra mente? I grandi profeti nel momento in cui non si comportavano in un modo coerente, perdevano la grazia di Dio, non ottenevano più quei risultati che poi hanno raggiunto quando invece hanno incominciato a pregare con sobrietà. San Francesco pregava con un entusiasmo da coinvolgere tutti: “Laudato sii, o mio Signore, per tutte le creature“. Maria Santissima ci ha fatto capire la caratteristica che bisogna avere per pregare il Signore: “Fai di me secondo la tua parola“. Fare la volontà di Dio vuol dire accettare le ingiustizie del mondo, non dimostrare che noi abbiamo ragione e che gli altri hanno torto. Non significa evidenziare i difetti del mondo. Non diamo per scontato che Dio ci conceda la sua grazia solo perché è misericordioso, accetta tutti i nostri comportamenti, ci conosce…  Non è così. Nel salmo 94  ci dice che noi mettiamo sempre in discussione tutto, addirittura lo sfidiamo: “Non indurite il cuore, come a Meriba, come nel giorno di Massa nel deserto, dove mi tentarono i vostri padri: mi misero alla prova pur avendo visto le mie opere”. Il popolo d’Israele pregava meglio di noi, eppure non era gradito al Signore: “Per quarant’anni mi disgustai di quella generazione e dissi: Sono un popolo dal cuore traviato, non conoscono le mie vie; perciò ho giurato nel mio sdegno: Non entreranno nel luogo del mio riposo”. Chi commette questi errori è tutta gente richiamata dalla verità del Signore, che prega, non sono quelli che lo hanno rifiutato. A Dio non va bene tutto come pensiamo noi. Lo ha rivelato a Mosè: “Tu non devi prostrarti ad altro Dio, perché il Signore si chiama Geloso: egli è un Dio geloso. Non fare alleanza con gli abitanti di quel paese, altrimenti, quando si prostituiranno ai loro dei e faranno sacrifici ai loro dei, inviteranno anche te: tu allora mangeresti le loro vittime sacrificali”. Non vuole che noi abbiamo ad avere altri contatti o compromessi. Prostituirsi ad altri dei significa vendersi al successo, al potere, al danaro, al piacere, all’orgoglio, all’invidia, alla gelosia.

IL SIGNORE HA DAVANTI IL PRODOTTO MIGLIORE?

C’è un progetto demoniaco che vuol togliere i meriti alle nostre preghiere, attraverso i nostri comportamenti. Dobbiamo stare attenti, se non abbiamo le caratteristiche necessarie per dare valore alle nostre preghiere, non avremo quel risultato che potremmo avere, attraverso buone azioni, sacrifici e rinunce. Per un ottimo risultato di costruzione bisogna avere il prodotto e il progetto migliore, se uno vuole formare i vasi migliori deve avere la primissima qualità di creta, e così via. Come possiamo pensare che il Signore possa ottenere un risultato ottimale da noi, se ha davanti un materiale mediocre? Come può primeggiare nella sua parola attraverso la nostra collaborazione? Noi possiamo lavorare per diventare un prodotto di primissima qualità, disponibili a far sì che il Signore faccia di noi ciò che vuole. Mettiamoci alla scuola dei profeti, dei santi che hanno dimostrato un’unica qualità comune: l’umiltà. Si sono lasciati gestire da Dio, incuranti delle sofferenze e delle ingiustizie che hanno incontrato nel cammino della loro vita e che noi non conosciamo. Come non conosciamo le sofferenze e i dolori che hanno subito Maria e Gesù per amor nostro. Dovremmo dispiacerci per tutta questa confusione, l’ambiguità e la falsità che tolgono il valore alle nostre preghiere. Chiediamo perdono al Signore per non saper offrire quello che potremmo offrire, per esserci lasciati prendere troppo dal protagonismo, dal desiderio di dimostrare. Essere strumenti di Dio significa fare la stessa esperienza di Gesù: “Sarete criticati, calunniati, perseguitati, giudicati, accusati”. Non ci ha detto che resusciteremo i morti o guariremo i malati. Dimentichiamoci la parte più gradevole, quella che noi vorremmo fare, cancelliamola dalla nostra testa. Non pensiamo di essere coloro che risolvono i problemi altrui, quelli li risolve il Signore. Cerchiamo di non aver paura di sperimentare l’esperienza che Gesù ha fatto prima di noi per amor nostro, stando attenti a non perdere la fede.

.