LE DUE REGOLE E IL COMPITINO
Siamo creature di Dio, non figli della materia o della ragione, non è che dobbiamo rispettare due regole, per poi comportarci come ci conviene di più. Pensiamo tutti di avere Dio nel cuore, ma non è così, perché nel cuore ci sono le nostre convenienze. Gesù e Maria ci hanno insegnato ad amare (non a pregare) e coloro che non hanno accettato questi richiami, hanno pagato a caro prezzo la disobbedienza. In generale il migliore dei cristiani, una volta che va a messa, fa la Comunione, non ruba e non uccide, ha fatto il suo compitino e si ferma lì. Ma non sa amare. Il problema del mondo è la mancanza d’amore, quello vero, del cuore, da trasmettere al primo che si incontra, non l’amore di convenienza o di simpatia. Siamo molto lontani dalla nostra identità cristiana, e sì che dovremmo rappresentarla perché Dio ci ha affidato questo compito! Se osserviamo i richiami del Signore, vediamo che non ha detto di voler essere adorato con preghiere di convenienza o di circostanza, né che avrebbe esaudito quello che suo popolo chiedeva, ma ci ha dato una responsabilità ben precisa, di rispettare la sua legge. Perché abbiamo stravolto l’autenticità cristiana, limitandoci a fare il nostro compitino? Non amiamo perché abbiamo delle motivazioni. È questo l’ostacolo principale che impedisce al Signore di concederci la sua grazie, anche se è buona cosa pregare e andare a messa. Non sappiamo che cosa ha fatto sudare sangue Gesù nell’Orto degli Ulivi, ma non escludiamo che possa essere il fatto che anche il suo sacrificio non sarebbe servito a cambiare il comportamento dell’uomo. Quando amiamo stiamo bene, esultiamo di gioia anche se non siamo contraccambiati. La Madonna è bella e radiosa perché nel suo cuore c’è solo amore, mentre molti di noi hanno tratti nevrotici e cattivi che trasmettono con l’espressione del viso. Ci conviene dimostrare che siamo bravi a fare il nostro compitino o vogliamo dimostrare di saper amare e di essere veri cristiani?
ABBANDONARSI A DIO O AFFIDARSI PER CONVENIENZA?
Noi pensiamo che coloro che vanno in chiesa siano persone attendibili, ma hanno fatto solo una parte, il completamento avviene quando ci si mette in gioco con la propria coscienza, accettando le ingiustizie, non quando si vuole sempre avere ragione. La prima parte sono gli ingredienti necessari per il nutrimento, ma se non ci mettiamo sale e lievito, sono insipidi, non valgono niente. Non amando costruiamo una barriera che impedisce a Dio di arrivare a noi e viceversa. Dobbiamo dimostrare di saper imitare le virtù di Gesù e Maria che sono stati obbedienti alla volontà del Padre. Da noi uscirebbe la dolcezza, giustificheremmo ogni torto. Dovremmo partecipare alla santa messa con un cuore che gongola d’amore perché siamo invitati dal Signore, non per i nostri meriti. Se ci togliesse la mano dal nostro capo, ci comporteremmo come gli altri. Pochi cristiani sanno cosa significa raggiungere il traguardo dell’abbandono, sanno cosa vuol dire affidarsi per le varie circostanze della vita, per essere aiutati a risolvere un problema. Ma questo non è abbandonarsi a Dio. Ricordiamoci che tutti abbiamo ricevuto i doni dello Spirito Santo nel momento del battesimo. Non è stata una libera scelta, siamo stati chiamati a una vocazione paragonabile a quella di chi entra in un convento. Non è vero che siamo liberi di fare quello che vogliamo solo perché siamo laici. Non vogliamo andare oltre le nostre regole per non scontrarci con l’orgoglio e l’egoismo. Il rispetto delle regole ci fa a rimanere quello che siamo, non ci fa crescere spiritualmente, mentre i santi ci hanno insegnato che per fare il salto di qualità bisogna sperimentare il comandamento di Gesù. Raggiungendo la giusta qualità, avremmo una potenza immensa su tutto il male del mondo, per merito della fede potremmo disporre della grazia di Dio. Il grado di fede lo dimostriamo con il nostro comportamento, se riusciamo a minimizzare, ad andare oltre anche quando siamo feriti ed attaccati, se riusciamo a portare la croce cantando come facevano i primi cristiani andando al martirio. È possibile e ci vuole coraggio. Il Signore desidera il nostro bene, non ci abbandonerà mai. Non dobbiamo pretendere il Paradiso solo per aver fatto il compitino, ci vuole ben altro. Se ci paragoniamo a quelli che non lo fanno siamo mediocri perché ci confrontiamo con i peggiori. Ci sono tante classifiche sul comportamento delle persone, ma se per comodità andiamo prendere la peggiore, è logico che quella meno scadente è già rivalutata, però questo non ci porta ad avere la grazia di Dio. Nella nostra giornata diamo un tempo al silenzio e all’abbandono a Dio, che vuole parlarci nel cuore.
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