LA PAROLA DEL SILENZIO

Vogliamo sentire la parola dell’uomo in nome di Dio o vogliamo sentire Dio? Il concetto è molto diverso. L’uomo che parla in nome di Dio ci fa conoscere i decreti, i comandamenti e le vie da seguire, ma poi quando si tratta di dare valore a quello che già si conosce, non abbiamo più bisogno di sentirci ripetere le stesse cose. Fin tanto che l’uomo ha bisogno di avere delle risposte per sapere quello che deve fare, dimostra di non avere fede, perché la fede è illuminante, risponde a tutte le sue esigenze. Qualsiasi uomo, biblista o oratore, parla con la sua conoscenza e il suo limite, ma sappiamo che rispetto a Dio è un microbo, un nulla. Dunque, per noi, è più importante che ci mettiamo all’ascolto del Signore, per lasciarci formare in una misura più profonda e perfetta. Nel Vangelo ci viene chiarito in un modo ben preciso quanto valgono i nostri discorsi, perché “dopo il sì e il no, tutto il resto viene da Satana“, dalla materia. Dall’avvento di Gesù l’uomo è peggiorato in una misura immensa, mentre i primi cristiani, quelli che pregavano nelle catacombe, erano i depositari della vera fede, della verità, erano autentici, ben diversi da quelli di oggi. Non erano istruiti dai dottori della legge, ma erano formati totalmente dal silenzio, dall’applicazione, dalla meditazione e dall’abbandono totale a Dio. Avevano il sostegno dello Spirito Santo e sapevano accettare il massacro nelle arene in un modo molto sereno e coraggioso. Se fossero stati istruiti dalla parola di qualche oratore, non ci sarebbero riusciti. L’uomo, in generale, ha un po’ il prurito delle cose soprannaturali, di sentire grandi discorsi ma, tirando le conclusioni, che cosa dimostra di portare a sé? Solamente parole, parole, parole. Se portasse la verità e la profondità spirituale, il mondo oggi sarebbe molto diverso. Dal monte Misma il Signore ci invita a non seguire le abitudini del mondo, ma la sua parola. Dopo duemila anni la parola di Dio è stata spezzettata e presa a spicchi da troppe persone, ognuno la interpreta a modo suo. Così invece di migliorare, peggioriamo. È stata modificata nella sua sostanza e quello che ci hanno trasmesso i nostri padri, oggi non esiste più. Perché è stata così artefatta? Chi ha permesso all’uomo di dire che oggi non è più peccato quello che ieri era peccato? I nostri nonni e i nostri genitori trasmettevano cose ben diverse rispetto a quelle che trasmettiamo ai nostri figli, ci dicevano cosa era giusto e cosa non era giusto fare, mentre oggi non sappiamo più come ci si deve comportare. Il Signore ci vuole parlare ed è talmente vicino a noi che, se glielo permettiamo, non avremmo più bisogno di certi spostamenti. Cerchiamo di dare valore alle parole di Gesù e non a quelle dell’uomo, che coinvolgono, emozionano, ma una volta finito il discorso non rimane più niente. Il modo migliore di interiorizzare la parola di Dio è quello di comportarsi come si è comportata la Madonna, nell’abbandono e nel silenzio, nella meditazione. Con un po’ di incoscienza possiamo abbandonarci alla maestria e ai suggerimenti del Signore, perché la sua Parola è illuminante; quando avremo la sua luce, non avremo più bisogno di spiegazioni e di chiarimenti, la verità sarà in noi. Lasciamoci inondare dalla parola del silenzio, non progettiamo quello che invece il Signore intende suggerirci.

IL MALE TROVA SPAZIO NEI NOSTRI DISCORSI

L’uomo è in buona fede, ma se Giovanni Paolo II ci ha detto di diffidare dei nuovi teologi, ci sarà un motivo. Proviamo a non seguire le promozioni moderne e ritiriamoci ad ascoltare la parola di Dio, come facevano i primi cristiani. Non pensiamo che il silenzio sia una cosa vana. Per fare un cammino di abbandono totale a Dio, iniziamo a non parlare del Signore in modo improprio, perché anche questo è un grave errore che commettiamo senza rendercene conto. Quando avremo capito quello che Gesù ci ha rivelato e che il mondo ha voluto vanificare, potremo essere degni di parlare in nome di Dio, ma prima stiamo attenti, perché di ogni parola infondata ne dovremo rendere conto. Il male trova uno spazio immenso nei nostri discorsi: ci lascia pregare e andare a messa, ma ci fa parlare e ragionare, la cosa più dannosa per la nostra fede. Quando ci mettiamo a ragionare, tiriamo le conclusioni a nostro favore, perché secondo noi sono gli altri che sbagliano. Se manca l’amore nella nostra fede, manca tutto. Non abbiamo capito Gesù a causa del nostro malcelato egoismo, che continua a suggerirci fatti che non esistono (come giustificare gli errori delle persone) e ci impedisce l’abbandono a Dio. Cerchiamo di essere fermi strumenti della parola del Signore, così lo Spirito Santo scenderà su di noi e improvvisamente la nostra vita si illuminerà di immenso.

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