LA LOGICA DEI NUMERI

Se ragioniamo secondo una logica personale, rischiamo di bloccare il progetto del Signore e di essere strumenti di Dio a modo nostro. Rendiamoci conto che noi, delle cose del Signore, sappiamo pochissimo o niente perché sono misteriose, insondabili. Non riusciamo a capire quello che la Madonna riesce a elargire attraverso le nostre preghiere, quello che può salire da un incontro di preghiera. Sappiamo però che Maria Santissima riesce a sfamare una moltitudine di persone che si affidano a lei: è un dare per avere, oppure un avere per dare. Davanti agli occhi di Dio è tutto e il contrario di tutto.  Non dobbiamo essere figli di Dio solo per evitare i tabù di tutte le altre religioni o sette, ma per trasmettere la libertà e poter crescere, altrimenti lo Spirito Santo non può agire su di noi e corriamo il rischio di sviluppare unicamente la nostra idea. Il Signore vuole persone libere e disponibili per fare il progetto del Padre, non persone che usano il nome del Padre per fare un proprio progetto.  Non dobbiamo pensare che per forza ci vogliono i grandi numeri per realizzare i progetti di Dio, i dodici apostoli e i santi ce lo dimostrano. In pochi hanno sconvolto il mondo.  Invece centomila persone che si trovano pregare in un certo posto, potrebbero non lasciare alcuna traccia. Vogliamo competere con i numeri ed essere luce e sale della terra? Nella preghiera Gesù non ci insegna il coinvolgimento di massa o l’essere mistico, ma a dare efficacia e perseveranza alla preghiera: “Quando preghi entra nella tua camera e chiusa la porta prega il Padre tuo nel segreto, il Padre tuo che vede nel segreto ti ricompenserà. Pregando poi non sprecare parole come pagani che credono di venire ascoltati a forza di parole, non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno ancor prima che gliele chiediate”. Ognuno di noi ha una sensibilità e una spiritualità personale. Le persone vanno educate ad avvicinarsi al Signore, non devono essere coinvolte e obbligate a comportarsi come vogliamo noi, e se fossero meglio di noi? Dobbiamo portarle al Signore e poi vanno lasciate libere di svilupparsi da sole, nel riserbo e nella privacy della loro vita. I gruppi di preghiera devono essere aperti, e le persone libere di entrare e uscire, in grado di applicarsi liberamente dove meglio credono,  che magari quella è la volontà del Signore. Non dobbiamo formare un gruppo e “guai a chi fuoriesce”: se non si è liberi di uscire, non si è liberi neanche di entrare! L’unione dà la forza, ma va sviluppata senza condizionamenti, senza costrizioni. Manteniamo la caratteristica di informazione e di diffusione, avendo come scopo primario l’essere giusti davanti al Signore, l’insegnamento della lode e di come si prega. Dobbiamo essere contenti quando siamo utili alla gloria di Dio, partecipi della crescita spirituale delle persone, non ci deve interessare solo in nostro gruppo di preghiera, ma dobbiamo gioire anche se ne nascono di altri, altrimenti alimentiamo l’orgoglio. Il Signore può metterci alla prova anche nei gruppi di preghiera, per vedere come ci comportiamo. Noi invece vorremmo veder aumentare le persone che vengono a pregare, perché siamo stati  abituati a una mentalità sindacalista, dei referendum, dove contano i numeri.  Non è scritto che per ottenere la parola Dio bisogna radunarsi in cinquantamila, bastano due o tre persone riunite nel suo nome.

L’ERRORE DI PREGARE COME IL PAGANO

Chiedere una cosa al Signore significa non credere che sappia già di cosa abbiamo bisogno. Preghiamo unicamente per lodare Dio, ringraziarlo, dimostrargli la nostra fiducia, pur non avendo la prova della sua esistenza. Magari il Signore, che conosce i nostri problemi presenti e futuri, ce li elimina ancor prima che si realizzino e ci fa credere che non ne abbiamo mai avuti. Perché pregare il Signore con tante motivazioni, come facevano i pagani, è dimostrare che senza di esse non avremmo motivo di pregare. Ecco le incongruenze della nostra vita. Non facciamo l’errore del pagano che prega per una richiesta, perché sa che quel dio non esiste e allora gli svela ciò di cui ha bisogno. Mentre davanti a noi abbiamo il Dio vero, che sa tutto di noi. La preghiera è uno dei doveri fondamentali del cristiano, quindi dobbiamo dare valore alle preghiere, non pensare che il Signore interviene su nostro comando, come quando si accende una luce, è un’offesa gravissima. Per tornare alle origini, il Signore ci ha iscritti alla scuola del monte Misma e ci ha dato come maestra Maria.

DISPIACERSI PER CIÒ CHE FA TANTO SOFFRIRE GESÙ E MARIA

Come abitudini viviamo più in un’epoca pagana fondata tutta sulle parole, sui grandi incontri, rispetto a un’epoca di cristianità autentica. E quando si raggruppa tanta gente si ottiene un grande risultato economico… Ma il risultato spirituale dove sta, se in realtà il Signore ci dice di non sprecare le parole? Coloro che guidano i gruppi e gli incontri di preghiera o coloro che danno consigli per seguire il Signore, devono stare molto attenti a quello che dicono, perché se non guidano alla verità, potrebbero allontanare le persone da Dio. Un suggerimento sbagliato, azzardato, esagerato, dato per la voglia di primeggiare, può  servire a far perdere un’anima! E questo può far soffrire di più il Signore rispetto ad un uomo che pecca, senza rendersene conto. Piuttosto è meglio dire mezza parola in meno, per evitare di metterci del proprio ed educare in un modo non conforme al Vangelo. Purtroppo c’è la tendenza a voler essere ascoltati a forza di parole, a sprecarle come facevano i pagani, a esagerare in serietà, mentre dovremmo essere severi con noi stessi non con gli altri. Non sono importanti le nostre giustificazioni, l’impegno e i sacrifici che facciamo per portare le persone a pregare o le confidenze che raccogliamo, ciò che conta realmente è quanto ci sta a cuore la verità rivelata da Dio. Dobbiamo dire al Signore: “Pensa com’è facile sbagliare davanti a te! Qual è la cosa che posso e che devo fare di più nella mia vita?” Cerchiamo di misurar bene le parole e di non commettere errori, per capire la nostra responsabilità di cristiani, che non è quella di portare in evidenza la nostra crescita spirituale ed essere soddisfatti solo di quello che abbiamo raggiunto. Dobbiamo dispiacerci per coloro che rimangono lontani dalla verità e che si affidano di più a una cultura e un’abitudine pagana, pur essendo cristiani. Possiamo diventare ancora più profondi accettando la confidenza di Maria Santissima a Roberto: Prega figlio mio perché la gelosia e l’invidia che c’è fra un gruppo e l’altro di preghiera mi fa tanto soffrire”.  A noi deve dispiacere quello che fa dispiacere al Signore, e farci la nostra ragione di vita di far evitare agli altri, nella misura in cui ci viene concesso, di far soffrire il Signore e la Madonna. Possiamo migliorare la conoscenza della verità ed essere strumenti giusti per rivelarla quando il Signore ci concede di farlo. Non diamoci alcun diploma soltanto perché abbiamo raggiunto un certo apprendimento. Lasciamo che sia il Signore a promuoverci, a farci diventare, in modo inconsapevole, luce limpidissima che si diffonde per essere recepita da quelli che si affidano a noi. Non lasciamoci coinvolgere dagli inghippi che la vita ci prepara, eliminiamo le cose futili e insignificanti, disintegriamole prima che arrivino a noi, per preservare la sorgente purissima che è la luce di Dio. Il Signore ci ha dato  in abbondanza quello che serve per la nostra salvezza, la nostra conoscenza e la nostra educazione. Ma ne facciamo buon uso se in realtà siamo tutti in crisi e sembra che non abbiamo il necessario per capire ed evitare certi problemi?