LA DEVASTAZIONE DEL 20º SECOLO
Ci sono i disinteressati che non si accorgono di niente, mentre solo pochi cristiani comprendono quello che sta accadendo. Come sarà tra qualche anno, quando questa generazione dovrà essere sostituita da quella nuova? Fermiamoci a meditare perché il nostro compito potrà essere determinante per quello che potrà essere il piccolo resto. Prima di recitare novene per gli altri, dobbiamo pensare a salvare noi stessi, se siamo fuoriusciti dai comandamenti non fa testo il numero delle nostre preghiere. Cosa abbiamo dato a Dio se non riusciamo neanche a sopportare un minimo screzio? Dove abbiamo dato soddisfazione alla Madonna? Anche Lei si aspetta una nostra risposta, ci dà le migliori cose del cielo mentre noi offriamo le briciole. Invece di essere elementi di pace, dove il Signore ci ha messi, sappiamo solo essere permalosi, maliziosi, dubbiosi, maldicenti, arroganti e superbi. Ma non ci vergogniamo? Dio non può operare in un cuore così fallace e difficilmente guaribile. Se le nostre preghiere fossero genuine, sposterebbero le montagne dei nostri problemi. Siamo i figli preferiti di Maria Santissima che raccolgono le sue confidenze, come mai era accaduto. Dov’è il risultato? Invece di migliorare la condizione dell’uomo, è aumentato a dismisura il peccato. Imperversano i pellegrinaggi, i movimenti carismatici e i gruppi di preghiera, ma non era meglio prima? In questo disastro terribile abbiamo anche il coraggio di pretendere miracoli e grazie. Nel secolo in cui doveva trionfare il suo immacolato cuore, ci sono stati disastri e devastazioni come mai era avvenuto. Mai era scorso tanto odio, tanta vigliaccheria e cattiveria. Sembra quasi che la Madonna sia venuta a rivelarci di peccare, ma il trionfo del suo cuore è la diminuzione del peccato. La realtà è più cruda di quello che pensiamo, quell’eccezione di bene che troviamo dovrebbe essere la normalità. Quante volte Maria Santissima è tornata in cielo a mani vuote e con lacrime di rassegnazione? Non si può dire che la Russia si sia convertita perché si è aperta al peccato. Anche gli ortodossi possono essere graditi a Dio, dipende dal loro tenore di vita. In Italia, che abbiamo la benedizione del vicario di Cristo in terra, stiamo vivendo da perfetti miscredenti, abbiamo dimostrato di non essere all’altezza del nostro compito. Il Signore potrà scegliere altri vignaioli.
LA PORTA DELL’INFERNO E DEL PARADISO
Davanti alla Madonna ci scioglieremmo come la neve al sole tanto è calore, amore, gentilezza, pacatezza, desiderio che noi facciamo felice in altro. Come pensiamo di aver capito il progetto di Dio su di noi, se in realtà i veri morti siamo noi e i veri vivi sono i morti? Transitiamo da una dimensione all’altra, ma quando ci sveglieremo e capiremo che per la nostra superbia e presunzione ci siamo giocati tutto quello che ci sta davanti, sarà la disperazione. Vedremo nella gioia dell’eternità le persone che abbiamo considerato meno significanti. È come essere invitati ad aprire una porta trascurata, fredda, e trovare ogni sorta di meraviglia nella semplicità e nell’amore. Questo è il Paradiso. L’Inferno, invece, esternamente si presenta attraente, pieno di piaceri, successo e denaro, quando poi si apre la porta si trova un orrore terribile, l’esatto contrario di quello che appariva. E non possiamo tornare indietro. È terrificante la disperazione eterna, ci sentiremo stupidi e pieni di rimorso per esserci fatti illudere. Quella porta invece, a cui non abbiamo dato alcun valore, perché fatta di rinunce, umiliazioni e lacrime, in realtà ci ripaga diecimila volte in più di quello che il Signore ci ha chiesto su questa terra. Perché siamo così attaccati alle cose terrene? Per noi Gesù ha accettato ogni prova e sofferenza ma non l’abbiamo capito, il nostro cuore è nei nostri interessi. Essi vanno curati, ma quando mettiamo al primo posto Dio, al secondo posto Dio e al terzo ancora Dio, Lui ce li raddoppia. Questa umanità è come dentro una maciullaggine, una nube di confusione e sporcizia, che si dimena per trovare una via d’uscita, senza purificarsi e rinunciare ai suoi vizi. Il nostro inferno l’abbiamo creato noi. Ci lamentiamo pur vivendo in mezzo agli agi, eppure siamo i figli del Dio della vittoria che ha vinto la morte. Noi cristiani sembriamo quelli che hanno le gomme a terra, siamo rassegnati, tristi, delusi, impauriti, tuttavia la nostra fede è in grado di farci accettare anche la sorte più dura. Il bene vince sul male, l’uomo del bene non ha paura del male. Dov’è la vera fede? I nostri desideri corrispondono alla volontà di Dio oppure siamo impermeabili ad essa? Il problema di fondo è che manca il desiderio di amare. Chi vuol essere figlio di Dio in chiesa, lo deve essere anche nella propria famiglia partendo dall’amore verso il coniuge. Dov’è il nostro dialogo in casa? Facciamo di tutto per pungolare la persona cara nel suo punto debole e gli facciamo mancare il nostro amore, così aumenta la rabbia e la sfiducia verso di noi e ci sentiamo più liberi di frequentare altre persone. Le nostre mani grondano di peccati, preghiamo e facciamo soffrire gli altri, non sappiamo più essere responsabili dei nostri doveri.

