IL DEMONIO CI FA MERITARE IL PARADISO

Il nostro migliore amico su questa terra è il diavolo: resistere alle sue tentazioni è il miglior investimento che possiamo fare in cielo. Però dobbiamo combattere. Il nostro peggior nemico in terra è il nostro migliore amico per il paradiso: capiremo che dobbiamo ringraziare chi ci perseguita, perché ci sta offrendo su un piatto d’argento la gioia eterna. Riusciremo a fare tutto questo? Il peccato ha perso la sua originalità e oggi siamo tutti più permissivi, soprattutto con i nostri amici. Ma la misericordia viene da Dio, non da noi: non abbiamo il potere di assolvere. Quando amiamo una persona, non le concediamo tutto. È meraviglioso amare e perdonare senza provare rabbia verso chi non si è comportato bene. Il Signore ci dona una gioia che non ci aspettavamo, perché considera questa azione degna di nota. Il perdono vero è l’esperienza che tanti santi hanno fatto prima di morire verso i propri aguzzini, cosa che noi tendiamo a sottovalutare. Un buon cristiano non si sente degno neanche di perdonare: lo considererebbe un atto di superbia e presunzione, perché pensa di avere sempre ragione. Dovremmo provare dispiacere per chi ci tradisce, non rabbia, perché così si guadagna l’inferno! Ringraziamo il Signore di avercelo dato. Ciò che può garantirci la salvezza è ciò che ci fa soffrire, che ci tenta, che ci provoca, che ci attacca. Un angelo non ci fa meritare nulla: trattandoci bene, ci crea un debito verso Dio. È il male che va pagato con il bene, ecco perché dobbiamo essere superiori a tutto.

IL CIRCOLO VIZIOSO

Vogliamo sostenere la parte della ragione o quella dell’amore? Sono due cose una lontana dall’altra. Stiamo bene insieme? Ci amiamo veramente? Non dobbiamo guardare ai nostri difetti per poi criticare e giudicare, perché l’altro farà lo stesso con noi: è un circolo vizioso senza fine. Quando parliamo male degli altri, li pugnaliamo alle spalle. Ce la immaginiamo la Madonna che spettegola in separata sede come facciamo noi? Pur sapendo tutto di tutti, non dice mai niente di nessuno e aspetta solo che noi capiamo. Per riuscirci, bisogna essere pronti ad accettare l’ingiustizia. Il Signore non si fida delle nostre parole, ma guarda a ciò che facciamo. Sembriamo un circolo di sindacalisti: dov’è la parola di Dio? Siamo troppo abituati ai diritti e poco ai doveri. Dovremmo renderci conto che i difetti possono essere eliminati e che non siamo in balia di tutti i nostri sentimenti controversi: possiamo fermarci e non cadere in questa trappola. E qui non c’entra il diavolo. Siamo una continua lamentela, aspettiamo sempre qualcosa dagli altri e gli altri si aspettano qualcosa da noi, così non cambieremo mai. Chiediamo a Dio di fare ciò che lui chiede a noi: se pensiamo che il massimo sia offrire le nostre preghiere, significa che ci siamo allontanati molto da Dio. I primi cristiani condividevano ciò che avevano tra di loro, poi davano la decima alla Chiesa. E noi cosa facciamo? Se dovessimo pagare la decima, non andremmo più in chiesa perché siamo avari e avidi. Pensiamo a Maria: dopo l’Annunciazione, non ha più avuto una fissa dimora per sfuggire al male. L’uomo ha chiuso le porte ai bisognosi, e lo facciamo ancora oggi.

DOV’È LA COERENZA CRISTIANA?

Senza coerenza cristiana, la preghiera non ha alcun valore. Perché pensiamo di essere graditi al Signore? Il genere umano è un pessimo giudice della giustizia: ha già dimostrato di assolvere un criminale e condannare un giusto. Ecco perché i nostri giudizi possono trasformarsi in pregiudizi. Facciamo ciò che è scritto nel Vangelo? Da allora non è cambiato nulla. Oppure sosteniamo l’esatto contrario di chi vuole demolire la nostra fede? Quando non corrispondiamo alle caratteristiche che Dio chiede a noi, non stiamo bene dentro. Vediamo l’amore vero, quello che non chiede nulla in cambio, o l’opportunismo, l’ostentazione, l’orgoglio? Facciamo attenzione a non peccare o viviamo per il peccato? Oggi si prega molto, ma ci siamo allontanati dai comandamenti di Dio. Non ci preoccupa? Pensiamo di essere corretti davanti a Dio o ai nostri profitti? Un gesto di solidarietà o una buona azione non possono cancellare il nostro modo dissoluto di vivere. Che mondo stiamo lasciando in eredità ai nostri figli e nipoti? Nessuno deve sentirsi padrone della Chiesa, ma servo e custode. Quando esprimiamo i nostri pensieri, si aprono concetti poco cristiani: ognuno deve imporre il proprio io. Sembra che oggi tutto sia lecito e che stiamo costruendo fabbriche di peccato che sono all’origine di tanti disastri. Siamo pronti a creare discussioni che spesso finiscono in tribunale, eppure occupiamo i primi posti in chiesa. Gli ipocriti non ci dicono niente? È l’unica categoria che non ha accettato Gesù. Vogliamo dimostrare di essere i migliori, ma questo è orgoglio e superbia. Non illudiamoci di non peccare più: se il male non riesce a farci cadere in una trappola, ci fa cadere in un’altra. Per comprendere la gravità del peccato, il Signore ci lascia liberi di sbagliare: non scandalizziamoci, ma impariamo a peccare di meno.