I VERI MORTI SONO I VIVI

Perché tante persone pregano e si disperano per i morti quando i veri morti sono i vivi? Sono loro che si dispiacciono per noi perché sanno la verità e l’altra dimensione è meravigliosamente più grande. Noi brancoliamo nel buio, siamo i veri morti: a volte andiamo a sinistra, altre a destra, altre su, altre giù, sappiamo solo vivere tra calunnie e malizie. Il Maestro ha vinto la morte ed è resuscitato, vuol dire che non c’è morte come pensiamo noi. Sfruttiamo nel migliore dei modi la parentesi terrena, che è un soffio rispetto all’eternità. Chi non dice la verità annulla la verità, perciò “di ogni parola infondata renderemo conto nel giorno del giudizio”. Saremo credibili quando dimostreremo al Signore di non lamentarci più e di saper affrontare le prove della vita con dignità e fierezza, senza agitarci o vivere tra alterchi e litigi. I morti sono vivi nello spirito per l’eternità, noi siamo vivi nella materia che marcisce. Se vivessimo nella verità capiremmo che quello che ci guida nel cammino della terra dei morti, che è poi la terra dei vivi, è la luce di Dio, non la luce della ragione o la forza della fisicità. Quella dovrebbe servire per migliorare i rapporti fra di noi, non per alimentare l’avidità di coloro che sgomitano per avere i primi posti. Nessuno aveva più poteri di Gesù, eppure ha sempre preso dei paragoni terreni. Parlava di vedove, di amministratori, di adulteri, di farisei, di pagliuzza, di trave…, pur essendo di natura divina ci ha rivelato la natura umana, noi, che brancoliamo nel buio, parliamo di miracoli, di segni, di cose divine, ma non amiamo e puntualizziamo gli errori degli altri. Questa è superbia.

PORTIAMO LA VERITÀ O LA ANNACQUIAMO?

Come possiamo essere guida per qualcuno quando non sappiamo quello che dobbiamo fare? Lo sappiamo se ci abbandoniamo totalmente a Dio. Siamo credibili quando superiamo la prova della graticola, della persecuzione, del tradimento, del pregiudizio. Se amiamo in quelle prove, abbiamo una luce e una grazia che poi non ci ferma più nessuno, però non bisogna abusare di quel potere, ma metterlo al servizio degli altri. Non dobbiamo andare in crisi o dare subito la colpa al diavolo per una piccola prova, magari ce l’ha messa davanti il Signore. Essere giusti vuol dire farsi umiliare senza essere permalosi e continuare a fare la propria opera di bene. Andiamo d’accordo o creiamo agitazione? Chi è giusto prega come uno che ha bisogno dell’aria per respirare, si sente indegno e peccatore davanti a Dio, perciò non critica il fratello. Non si sente all’altezza neanche di perdonare perché non pensa di aver ragione. Chi critica invece si sente il migliore. Diamo valore alle nostre preghiere non recitiamole per calmare la coscienza. Con il battesimo abbiamo ricevuto dei doni e una grazia impareggiabile, ma ci comportiamo come se non li avessimo ricevuti. Quando ci avviciniamo veramente alla fonte della luce è impossibile far uscire una parola cattiva. Siamo sinceri, come siamo messi davanti alle opere di misericordia spirituale e corporale? È meglio ricordare i nostri errori e dimenticare le nostre opere di bene. Se sapremo dimenticare anche le offese, il Signore ci assolverà dalle colpe che non pensavamo di avere, poiché il male ricevuto è il miglior guadagno della nostra vita davanti al giudizio finale.

SALVEZZA GRATIS O DANNAZIONE A PAGAMENTO?

Come si fa a non credere in Dio davanti all’universo creato? Chi ha Dio nel cuore non ha paura del male e non lo vede negli altri. Gesù non è fuggito da esso, ma liberava le persone dalla negatività semplicemente camminando, con amicizia, dolcezza e amore, si dispiaceva della loro agitazione perché non erano a posto nella coscienza. Chi ha paura del male dimostra di non avere fede. Il male interviene nella nostra vita quando non siamo con Dio, quando amiamo, invece, chiudiamo la porta al demonio e non ci può togliere neanche un capello. Il Signore ci ha dato tutto gratuitamente per la nostra salvezza, ma noi, con arroganza e presunzione, preferiamo acquistare la nostra sconfitta pagandola, perché tutte le cose che creano peccato le paghiamo. Quanto è stato speso per la sete di potere e avidità, per la corruzione? Quanti omicidi per interesse? Con quei soldi si poteva evitare la morte per fame di tante persone ed ottenere un doppio vantaggio per l’anima. L’egoismo e l’orgoglio ci penalizzano, per questo soffre Maria Santissima, come possiamo pensare che venga a dirci di pregare dopo duemila anni? L’educazione migliore per i figli è l’amore tra papà e mamma. Chi ha un sentimento negativo verso un’altra persona, non parli mai di Dio né di preghiera, perché anche questa è contaminata. È meglio che finisca di errare e tolga l’orgoglio e la malizia. Il peccato è la pena dell’uomo, in base alla sua gravità, non è l’offesa a Dio.