I NUOVI COMANDAMENTI

Stiamo facendo la volontà di Dio? Cosa sono tutti questi monologhi che provengono da ogni parte e queste nuove proposte che sentiamo in una misura abbondante? Crediamo di più nei nuovi comandamenti che proponiamo al Signore, magari aggiungendo che ce li ha rivelati la Madonna o qualche santo, piuttosto che nei comandamenti che Dio ha rivelato attraverso i suoi profeti. Questo è un atto di superbia, come quello di Lucifero che si sentiva al pari di Dio. Come potrà la Madonna guidarci verso la parola di Dio se siamo un gregge disordinato? Ormai esistono solo i nostri nuovi comandamenti: non esistono più le beatitudini che Gesù ha rivelato sulla montagna, ma ci sono le nuove: beati coloro che hanno una bella casa, una bella pensione, una bella macchina, una bella moglie… Siamo fuori misura in modo clamoroso! Gesù non è venuto per abolire la legge dei profeti, ma per perfezionarla; noi, invece, l’abbiamo abolita e abbiamo sostituito la legge di Dio con la nostra, fatta di buone intenzioni e buone proposte. È l’esatto contrario di ciò che Dio ha rivelato ai suoi profeti. Perché dobbiamo sempre discutere quando ci viene proposto di tornare al comportamento che Dio ha ideato per noi? Perché vogliamo cambiarlo e poi ci lamentiamo di come si comporta l’uomo ai giorni nostri? Ritornare a ciò che ci è stato rivelato nei Libri Sacri è l’unico modo per recuperare la nostra autenticità cristiana.

EVITIAMO DI PARTIRE DAL NOSTRO INIZIO

Pensiamo che al Signore possa piacere il cambiamento del rituale in chiesa, ma questa è una partenza sbagliata. Dio non è partito quando ci siamo illuminati nella fede, esisteva già migliaia di anni prima. Le rivelazioni che sentiamo in giro sono favole: Dio desidera che noi conosciamo ciò che ha rivelato. Quando parla, costruisce, come è avvenuto nella creazione del mondo. Tutto quello che dice è azione. Quando parliamo noi, invece, ci mettiamo a discutere: il concetto è completamente diverso. Dio ci ha creati e fatti cristiani affinché rivelassimo ciò che lui ha rivelato: cose immense e meravigliose. Viviamo come suoi veri figli? Siamo cristiani che hanno bisogno di imparare o di insegnare? La parola dell’uomo, anche se riguarda buone azioni, non è la parola di Dio. Siamo quelli che pensano di ottenere un plauso o quelli che accettano le ingiustizie, come ci ha insegnato la Madonna? Come viviamo in casa nostra? Perché non accettiamo la croce e vogliamo disfarcene? Il Signore non ragiona come noi: è un sacrilegio pensare il contrario. Meriterebbe da parte nostra ogni umiliazione, non la falsa modestia: “Chi ha diretto lo spirito del Signore e come suo consigliere gli ha dato suggerimenti? A chi ha chiesto consiglio, perché lo istruisse e gli insegnasse il sentiero della giustizia, lo ammaestrasse nella scienza e gli rivelasse la via della prudenza? Ecco, le nazioni son come una goccia da un secchio, contano come il pulviscolo sulla bilancia; ecco, le isole pesano quanto un granello di polvere” (Isaia). Con le nostre mezze misure creiamo le fabbriche del peccato, eppure pensiamo che chi prega sia una garanzia totale. Come può la preghiera garantirci la salvezza eterna? In quale dei dieci comandamenti ci riconosciamo? Tante persone dicono di aver ricevuto l’effusione dello Spirito Santo, ma dove sono i frutti dello Spirito: pazienza, pace, benevolenza, mitezza, dolcezza e dominio di sé? Non è facile amare chi non lo merita o chiedere scusa quando si ha ragione. Ma questa è la parola di Dio.

PERCHÉ FARCI DOMINARE DA UN PEZZO DI CARNE?

Per far star bene l’anima dobbiamo penalizzare il corpo, ma non siamo nemmeno pronti a smettere di spettegolare. Il desiderio carnale è molto forte: ha corrotto molti uomini di Chiesa, politici e potenti della Terra. Se mettessimo Dio al primo posto, potremmo gestire i nostri impulsi sessuali e amare meglio i nostri cari. Siamo fatti per l’eternità, non dobbiamo mettere al primo posto qualcosa che può finire da un momento all’altro. Dio conosce le nostre debolezze e fragilità meglio di noi e per questo ci ha dato l’antidoto, ovvero la possibilità di diminuire questo richiamo affinché non diventi l’unica ragione di vita. Se abbiamo scelto liberamente di essere casti, dobbiamo essere coerenti e, se Dio è nel nostro cuore, riusciremo a farlo con gioia. Non giustifichiamo le nostre cadute. Così, anche l’atto sessuale tra marito e moglie diventa un gesto d’amore che unisce la coppia: è un’opportunità che il Signore ci ha dato e che non dobbiamo dimenticare. Non dobbiamo sopravvivere, ma vivere, altrimenti è come rinchiudersi in una cella dopo aver buttato via la chiave. Dobbiamo santificarci nel contesto di vita che abbiamo scelto e realizzarci seguendo la parola di Dio, che ha stabilito per noi fin dalla creazione del mondo. La cosa più difficile non è la castità, ma amare e perdonare: all’inizio sarà difficile, ma poi diventerà un’abitudine. Se vogliamo che trionfi la giustizia, dobbiamo accettare le ingiustizie e perdonare chi non accetta il nostro perdono. Quante volte abbiamo messo in croce altre persone?