I DISASTRI DELLA LINGUA
Anche noi abbiamo la pretesa di Giacomo e Giovanni, quando chiediamo a Gesù di ottenere delle concessioni particolari per la nostra vita. Dovremmo chiedere se abbiamo amato e perdonato come avremmo dovuto, se siamo salvi o condannati nella vita eterna. Oppure di farci portare un po’ la sua croce, per espiare le offese che riceve in continuazione insieme alla sua dolcissima Madre. Ci interessa la nostra vita spirituale? Ciò che risana l’anima penalizza il corpo. Ricordiamoci che tutto il nostro comportamento viene verbalizzato, così pure le nostre parole, anche se le dimentichiamo. Il demonio va a nozze con chi ha la lingua facile. Quante parole abbiamo detto che vanno a nostro favore e quante contro di noi? Quello che va a nostro vantaggio è il silenzio perché esso favorisce l’incontro con il Signore, tuttavia anche nelle preghiere vogliamo imporre le nostre condizioni. Vogliamo costruire la nostra fede sulle parole, sul dialogo, sulla lettura di un libro o sulla visione di qualcosa che ci emoziona, perché ci coinvolgono emotivamente. Così ci siamo allontanati anni luce dall’autenticità cristiana. Anche davanti al Santissimo vogliamo creare un programma basato sul rumore. Come fa a parlare il Signore? Egli ci parla veramente e ci fa capire i nostri errori. Perché pensiamo che nella nuova evangelizzazione serva la parola? Essa non sarà mai conforme al comandamento di Dio. L’unica cosa che possiamo fare è amare. La parola ha creato tanta infelicità: nel dissenso, nella polemica, nella malignità, nella gelosia, nell’invidia, nell’opportunismo. È stata l’origine di tante guerre e della disgregazione spirituale e delle famiglie. Sapendo il male che ha causato, offriamo il nostro silenzio. Hanno tutti una gran voglia di parlare e di proporsi, ma nessuno ascolta. Noi cristiani siamo chiamati al silenzio perché le parole spesso portano al disorientamento. Mai riceveranno un incarico dal Signore coloro che parlano troppo, né dalla Madonna che è la Regina del silenzio. Dio non sceglie chi incanta o convince, né chi si propone nel miracolo, ma chi è ubbidiente. Dobbiamo essere prudenti, parlare al momento opportuno e realizzare progetti silenziosi tra noi e il Signore. Quando tendiamo la mano al nostro nemico dobbiamo saper accettare anche l’umiliazione di un suo rifiuto. I comandamenti di Dio sono basati sull’amore e sulla libertà, le altre dottrine obbligano a certi comportamenti crudeli e tutti obbediscono perché sono sotto una dittatura terrificante. Come possiamo dire che è impossibile seguire gli insegnamenti cristiani? Sappiamo che un nostro gesto può far felice un’altra persona, invece pensiamo solo a noi stessi. Dire che otteniamo tutto con la preghiera è un offesa verso il Signore, Re della giustizia, che non dà tutto a uno e niente all’altro. È un’offesa anche verso chi ha pregato più di noi e non è nella nostra condizione. Se abbiamo ottenuto dei privilegi teniamoceli per noi e ringraziamo Dio, le cose potrebbero cambiare da un momento all’altro. Piangiamo con chi piange e ridiamo con chi ride, stiamo attenti a quello che diciamo perché possiamo allontanare dalla fede coloro che soffrono.
L’AMICIZIA DI TANTE ANIME NASCOSTE
L’amicizia è un sentimento nobile che favorisce il comandamento di Dio. Anche Gesù l’ha conosciuta. Quando è risorto ha aperto le porte del Paradiso, perciò abbiamo tanti amici in cielo che intercedono per noi, che ci soccorrono nei momenti difficili della vita e ci incitano a diventare migliori. Ma noi impediamo loro di aiutarci perché non ci amiamo. Siamo buoni e disponibili oppure diamo solo se riceviamo? Con le nostre preghiere non diamo vantaggi ai santi o a Maria Santissima perché sono già Paradiso, ma possiamo sostenerli affinché ci ottengano delle grazie. Essi sono diventati tali per aver ascoltato la parola di Dio e per essersi mantenuti retti, non per le nostre preghiere. Siamo solidali con le sofferenze e le tribolazioni che hanno ricevuto? Come possiamo dire che un santo ci dà di più di un altro santo o la benedizione di un prete vale più di quella di un altro prete? È un modo di peccare e di parlare in modo improprio in nome di Dio. Morire per parlare di Dio, come alcuni missionari, oppure enfatizzare per parlare di Dio: dov’è il nesso?
SETTANTA VOLTE SETTE
Per ogni comandamento Mosè può aver scritto 70 emendamenti, quindi ogni precetto può avere vari significati. Sono sette i comandamenti per l’uomo e sette sono vizi capitali: ci possono essere 70 modi diversi per trasgredire ad ogni comandamento. Nulla è stato tolto di quello che ha scritto Mosè, conosciamo un emendamento di un comandamento? Nella natura dell’uomo ogni comandamento ha risultati infiniti. Settanta volte sette è un dato significativo, le parole di Gesù (Mt.18,22) potrebbero avere un significato ben preciso. Abbandoniamoci totalmente a Dio nell’obbedienza. Conoscere gli emendamenti dei comandamenti, anche non a memoria, può aiutare ad aumentare il santo timor di Dio, che è come un calmiere su tutti i nostri pruriti.

