GLI AMICI DI QUEST’EPOCA
Già mille anni fa i santi combattevano il modernismo; chissà dove siamo arrivati oggi. Vogliamo costruire tutto sulle parole, sui progetti e sulle proposte, ma ci manca l’amore reciproco e non viviamo i comandamenti. La Madonna merita di più da parte nostra. Se accettassimo l’ingiustizia, risolveremmo molti problemi e avremmo meno richieste da sottoporre a lei. È un privilegio essere figli di Dio e amare il proprio nemico è una preghiera che dura ventiquattro ore al giorno. Gesù è il nostro vero amico e ha dato la vita per noi, ma noi non lo siamo per lui e non gli diamo niente. Siamo come gli amici di oggi: se un nostro amico ci fa un lavoro, pretendiamo lo sconto. Che amici siamo? Dovremmo dare qualcosa in più! Questa mentalità la usiamo anche con il Signore. Perché l’amico deve sempre rimetterci? Ci rivolgiamo a Dio per chiedergli qualcosa, dimostrando che ciò che abbiamo ricevuto in abbondanza non ci è servito a nulla. Eppure, ci ha già soccorso prima ancora che gli chiedessimo aiuto. Dobbiamo dimostrare la nostra fede accettando i momenti difficili: a Dio non dobbiamo fare richieste o domande, ma dobbiamo dare risposte. Potremmo offrirgli il nostro amore: non ci costerebbe nulla, ma dovremmo affrontare il nostro orgoglio. È la battaglia della nostra vita.
PREGARE MA NON AMARE È IPOCRISIA
La nostra fede ci sostiene e ci dà la forza di affrontare tutte le difficoltà della vita. Cosa ci impedisce di amare e perdonare? Dimentichiamo chi ha ragione o torto: se facciamo fatica a perdonare, significa che abbiamo il cuore duro e dobbiamo lavorare su noi stessi. Quello che ci chiede il Signore è fattibile: dobbiamo solo essere disponibili all’amore. Perché siamo superbi, orgogliosi, vanitosi e permalosi? Quando non amiamo e non perdoniamo, ma critichiamo e giudichiamo, ci sentiamo i migliori. In questo modo diamo un cattivo esempio agli altri che non vedono la nostra coerenza. Troppi cattolici criticano la Chiesa: come possiamo criticare i genitori di una famiglia in difficoltà per dissidi tra fratelli? Procureremmo solo più dolore. Potremmo invece fare ciò che non fa il fratello più dissoluto. Non dobbiamo usare violenza psicologica verso i nostri cari se non vanno in chiesa. Quante persone si portano dentro rancore per una frase detta anni fa! In questo modo, diventiamo complici del male. È meglio chiarire quando gli animi si sono rasserenati. Piaceremo al Signore se non rinfacceremo il bene fatto all’altra persona. Se non amiamo il nostro nemico, in noi ci sono superbia e orgoglio. Perché vogliamo nascondere la nostra incapacità di amare con le preghiere? Se l’altra persona non è pronta ad accettare il nostro segno di pace, pazienza, perdoniamola nel nostro cuore. Amiamolo. Dio coglie questi gesti d’amore e li ricolma di grandi grazie. Poi preghiamo.
TESTIMONIARE NON PARLARE
Roberto non ha alcuna voglia di gioire di fronte al male che l’uomo compie nel mondo, né ebbe voglia di esultare la prima volta che vide la Madonna, perché in quel momento ha provato dispiacere per i propri peccati. Attraverso Roberto, Maria Santissima ci ha detto di seguire la fede dei nostri padri e non il modernismo o il relativismo, che portano solo danni e peccati. La nostra fede è artificiale, perché ha accettato tanti compromessi; la rinneghiamo nel benessere, mentre i primi cristiani la difendevano in mezzo alle atrocità. Non ci rendiamo conto che, quando preghiamo, chiediamo a Dio di fare ciò che lui chiede a noi: chiediamo di saper amare quando Dio ci chiede di amare, chiediamo la pace quando noi facciamo la guerra. Sosteniamo la cultura del peccato in misura molto pericolosa, perché davanti a Dio non esistono favori o concessioni. Essere figli di Dio non significa che ci è concesso tutto, ma mettere in pratica il Vangelo e testimoniare con i fatti, non a parole. Dobbiamo lavorare su noi stessi, non sugli altri, perché ciò che trasmettiamo è più importante di ciò che diciamo: dai nostri occhi dovrebbe uscire lo spirito di Dio. Se ci fosse anche solo un piccolo gruppo credibile e giusto, come il Signore sa che potremmo essere, egli salverebbe l’Europa intera.
LE DUE MACCHINE
Il male si presenta come un falso bene, illudendoci con cose umanamente sostenibili. Immaginiamo due bellissime automobili: una è del falso Dio, l’altra del vero Dio. La prima ha bisogno della nostra collaborazione per funzionare, mentre la macchina del vero Dio non ha bisogno di noi. Così, il demonio ha bisogno di noi per realizzare i suoi progetti di cattiveria e vendetta contro il Signore. Al contrario, Dio non ha bisogno di noi per realizzare i suoi prodigi grandiosi: non ha bisogno dei saccenti che si propongono e che illudono, senza sapere né quello che dicono né quello che fanno. E nemmeno delle nostre preghiere: sarebbe un’offesa per lui.

