GIUSTI O DEVOZIONISTI?
Perché portiamo il nostro carico di preghiere pensando che ce l’abbia detto il Signore o la Madonna? Perché vogliamo quasi proporre ciò che pensiamo noi? Siamo sicuri di non avere peccati sull’anima? Dio è talmente giusto che non dà valore alle preghiere come noi pensiamo. Pregare non deve diventare un dovere o un obbligo, ma una gioia e una festa. Ci basiamo sugli evangelisti o sulle rivelazioni private? Il disastro su questa terra è causato dalla nostra cattiva condotta, dal peccato dell’uomo. Dalle nostre bocche escono troppe ingiustizie e non ce ne rendiamo conto, ma ci illudiamo che siano giuste. Quando ci invita a pregare, il Signore si aspetta che siamo giusti nel nostro intimo, non che vogliamo offrire solo questo e agire secondo la nostra intuizione. “Nessuna parola cattiva esca più dalla vostra bocca; ma piuttosto, parole buone che possano servire per la necessaria edificazione, giovando a quelli che ascoltano… Scompaia da voi ogni asprezza, sdegno, ira, clamore e maldicenza con ogni sorta di malignità”: iniziamo a causare meno disastri con la nostra lingua. Non dobbiamo amare solo chi la pensa come noi. “Chiedi il parere a ogni persona che sia saggia”, non al primo che incontriamo o a chi ci dà sempre ragione. Quello è un furbastro! La parola di Dio è la parola per l’uomo: su quella dobbiamo istruirci. Il Signore desidera persone giuste che sappiano dare valore alle preghiere, non persone “devozioniste” che pensano di essere giuste grazie alle loro frequentazioni.
LA PREGHIERA PUÒ FAR MALE
Le beghe più terribili si consumano nelle nostre case dove c’è un clima freddo, polare. La preghiera potrebbe ferire qualcuno in una famiglia in cui viene imposta agli altri. È proprio necessario imporla in questo modo? La preghiera non deve indurire il cuore o causare rotture all’interno della nostra famiglia. Ci interessa di più rendere felice una persona o pensiamo che il Signore ci chieda questo sacrificio? La cosa peggiore è andare in giro a dire che la Madonna ci chiede questo: non verrà mai a dividere una famiglia! Dobbiamo soprattutto creare un’atmosfera di gioia nelle nostre case: Dio non vuole essere imposto come un persecutore. Vuole che ci vogliamo bene. Ci sono molte persone che, piuttosto che rinunciare alla preghiera, si separano! La preghiera si può dire anche in altri momenti e non dobbiamo più pensare che con essa si ottenga tutto. La beata Pierina Morosini, per esempio, non è andata in convento come avrebbe voluto, ma a lavorare, perché il suo stipendio serviva a sostenere la sua famiglia. È più importante ciò a cui rinunciamo per rendere felice l’altra persona. Se il nostro coniuge ci vedrà rinunciare a tutto pur di renderlo felice, ci darà la sua benedizione per realizzare i nostri desideri. Se qualcuno desidera la preghiera più di ogni altra cosa, che vada in un convento! È l’esagerazione a scombussolare le famiglie, la mancanza di equilibrio. Due preghiere fatte dopo aver reso felice la propria famiglia valgono più di centinaia di preghiere che l’hanno scombussolata.
SIAMO FONDATI SULLA PAROLA DI DIO?
Conosciamo la parola di Dio, quella che la Madonna vuole che viviamo? È la base portante di ogni nostra azione e il fondamento della nostra vita spirituale. È come la fondazione di una casa: non si vede, ma sorregge l’intera struttura. Invece, noi siamo più presi dalle cose esteriori e la nostra fede è precaria, artificiale. Facciamo tesoro dell’opportunità che ci viene data di sentire queste parole: un giorno dovremo renderne conto. Ci comportiamo come Dio ci chiede o chiediamo a lui quello che chiede a noi? Come possiamo pregare per chiedere l’amore e la pace? Se sparliamo gli uni degli altri a cosa valgono le nostre preghiere? È come andare a lavorare e creare danno al datore di lavoro: meriteremmo lo stipendio? Pretendiamo le grazie dal Signore come se fossero un nostro diritto, ma non siamo disposti a offrire il più piccolo dei sacrifici! È la parola di Dio a dare una forza granitica alla nostra fondazione spirituale: ha davvero un’importanza primaria per noi?
L’INGIUSTIZIA PUÒ DIVENTARE GIUSTIZIA
Perdonare non significa dire all’altra persona che abbiamo ragione noi, quando poi la rabbia rimane nel nostro cuore. L’ingiustizia accettata con amore si trasforma in amore: Dio ci dona una gioia che non abbiamo mai provato prima. Ci rende più felici del nostro orgoglio e della pretesa che qualcuno ci chieda scusa. Non dobbiamo neanche permetterci di dire che facciamo fatica a perdonare, se siamo figli di Dio: anche noi, infatti, abbiamo deluso e fatto soffrire qualcuno. Dobbiamo facilitare l’intervento della Madonna e non continuare a vivere in modo dissoluto tra alterchi, litigi e polemiche. Come potrà operare in mezzo a questi sentimenti? Anzi, alcuni pretendono di trovare un prete “su misura”, che non li sproni a cambiare. Questa è superbia.

