GESÙ NON HA USATO IL SUO POTERE PER SÈ
Abbiamo mai pensato a quale potenza poteva disporre il Signore su tutto il mondo? Dalla divinità che si portava dal cielo poteva fare e cambiare qualsiasi cosa, poteva annullare, creare o imporre la propria verità. Ma Gesù non l’ha fatto. Ha accettato umiliazioni e sofferenze inimmaginabili, quando poteva fermarle con un semplice gesto. Ha fatto prevalere il sentimento dell’amore. Quel potere che il Signore poteva disporre non l’ha usato per i potenti del tempo, per meritarsi onori e riconoscenze. Il Signore la sua potenza l’ha usata con tanto amore per guarire i diseredati, gli emarginati, l’ha offerta agli umili, ai piccoli, ai disperati, ai ciechi, agli storpi. Gesù non si è comportato da protagonista, non voleva nemmeno che gli apostoli, avendo visto la sua potenza, lo raccontassero: “Non dite agli altri quello che avete veduto”. La stessa cosa raccomandava anche a coloro che guariva. Invece noi vorremmo amplificare subito quello che facciamo. Siamo l’opposto! Desidereremmo parlare al Papa, finire sui giornali, essere innalzati negli onori. Non desideriamo annullarci per il fratello come ha fatto Gesù. Chi di noi avendo un potere, una capacità, non la usa prima di tutto per sé stesso, per i propri cari, per migliorarsi nelle onorificenze e per i propri vantaggi? Chi di noi se avesse a disposizione una milionesima parte di del potere che aveva a disposizione Gesù, non lo userebbe da vero giustiziere e nel modo più crudele? L’uomo oggi si sarebbe già autodistrutto. Se poi facciamo qualcosa per il Signore o per gli altri, ci sentiamo di avere un diritto, serviamo noi stessi! Vogliamo riconoscenze e appagamenti egoistici, ma che cristiani siamo? Torniamo alle origini: Gesù ci ha fatto capire che dobbiamo comportarci con gli altri come lui si è comportato con noi. Ecco perché sentiamo che non stiamo camminando sulla retta via, nonostante non ammazziamo, non rubiamo e non facciamo del male agli altri (secondo noi). Portiamo disarmonia e confusione con la nostra arroganza, pensiamo di sapere tutto quando in realtà non sappiamo nulla. Stiamo sprecando la grazia più grande di vivere in senso paradisiaco. Chi l’ha detto che devono trionfare solamente la falsità e il male?
LA PECORELLA SMARRITA È UN CAPRONE RIBELLE
Per fare un cammino spirituale gradito a Maria Santissima, ci vuole una caratteristica ben precisa: l’annullamento di sé stessi a vantaggio degli altri, delle pecorelle smarrite. Noi pensiamo che le pecorelle smarrite siano persone miti, docili, ammansite, disponibili a riconoscere i propri errori. Invece sono persone ostinate, ribelli, quelle che più ci mettono nella condizione di soffrire in una misura impressionante. Sono quei caproni che infieriscono di quelle randellate… Le pecorelle smarrite sono persone piene di errori e difetti, che quando le vediamo le emarginiamo subito, le demonizziamo. Poi magari commettiamo l’imprudenza di fidarci subito dei mistici, di quelli pieni di fanatismo spirituale (che è molto pericoloso). Non dobbiamo avere paura di recuperare la pecorella smarrita se con noi c’è la grazia del Signore, perché quella stessa grazia ha ammansito il lupo davanti a san Francesco. Se portiamo con noi la nostra ragione e il nostro l’orgoglio, come pensiamo portare anche grazia del Signore? Cerchiamo di non ragionare più, perché più ragioniamo e più ci allontaniamo da Dio. La ragione umana è il principale impedimento alla grazia del Signore, non può comprendere un mistero così grande. Che bello se rispondessimo veramente alle attese che ha Gesù su di noi, il quale non c’ha detto di andare a parlare in nome suo in mezzo al popolo o di diventare giustizieri senza nessuna autorità, ma di andare a recuperare con amore le pecorelle smarrite. Non con il rispetto umano, ma con quell’amore che fuoriesce dal cuore in un modo esplosivo, che fa desiderare solamente il bene degli altri, che ci fa annullare a vantaggio degli altri, senza che nemmeno se ne accorgono. Quell’amore che non è frenato dall’orgoglio, che non si basa sulle parole, ma sul cuore. Parliamo bene anche di chi non merita, della pecorella smarrita, del caprone della situazione, del ribelle. Cerchiamo di capire, non dobbiamo sentirci a posto solo perché abbiamo detto qualche parola di consolazione o perché abbiamo fatto qualche buona azione: quante volte abbiamo fatto il contrario senza rendercene conto?
.

