DAVANTI ALLA PROVA DIMOSTRIAMO IL NOSTRO SPIRITO
È dal nostro comportamento che si capisce se siamo veramente coerenti con la fede che diciamo di professare, mentre non è assolutamente garanzia di autenticità il fatto che preghiamo, andiamo a messa o facciamo i digiuni. Non sappiamo quale spirito abbiamo, perciò dobbiamo capire se possediamo quello buono o quello non buono, per non illuderci e rischiare di non possedere lo Spirito buono e non ereditare il regno di Dio. San Paolo ci viene in aiuto indicandoci i frutti dello Spirito che sono amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé. Solo col nostro comportamento dimostriamo di essere autentici quando, davanti alle prove della vita, rispondiamo con i frutti dello Spirito Santo. Se viviamo nello Spirito, allora camminiamo anche nello Spirito. Chi di noi in realtà dimostra di avere dentro di sé lo Spirito buono? Chi dimostra veramente di vivere d’amore, di gioia, di pace, di pazienza, di benevolenza, di bontà, di fedeltà, di mitezza, con il dominio di sé? Sicuramente chi, davanti al semaforo, ha il dominio di aspettare, di non imprecare. Mentre non dimostra i doni dello Spirito Santo chi appena finito di pregare, di andare alla santa messa, critica il fratello. Questi sono i doni dello spirito non buono. Dove vediamo l’amore fra noi? Vediamo il rispetto umano, che ci conviene, ma quello che abbiamo veramente nel cuore non è quello che la bocca trasmette. Spesso diciamo di andare d’accordo solo per convenienza, per non romper l’amicizia, ma dentro di noi c’è un’altra verità: l’ipocrisia, quella che ha indotto Gesù a scacciare i mercanti dal tempio. Quanto fa male l’ipocrisia al Signore, quanto lo irrita! Gioia, pace, pazienza, benevolenza: davvero desideriamo il bene degli altri? Siamo disposti a rinunciare a qualcosa di nostro per favorire gli altri? Quando vediamo una persona che ha un debito, la aiutiamo oppure giriamo le spalle per convenienza? Dov’è la vera benevolenza, non quella mentale? Chi di noi è mite se siamo orgogliosi, saccenti, boriosi? Guai a dissentire il ragionamento dell’altro, bisogna assecondarlo altrimenti si alzano i muri e finisce l’amicizia. Questa non è mitezza, sono i doni dello spirito non buono.
NON C’È UNA POSSIBILITÀ DI CONVIVENZA TRA DI LORO
I due spiriti non hanno fatto un patto di amicizia, in noi dimora o l’uno o l’altro. Se abbiamo dentro di noi lo spirito non buono, lo Spirito Santo si ferma, non entra, finché non esce quello cattivo. Se diamo certi frutti non coerenti verso lo spirito buono, dobbiamo partire dalla radice, poiché una pianta dà i frutti in base alla radice che ha. Per cambiare tutto alla radice, dobbiamo affidarci al Signore, sentirci che non abbiamo superato nessun esame, che non siamo all’altezza della situazione. Sentiamoci di migliorare sempre di più perché, oltre alla nostra anima, ne beneficeranno anche tutti quelli che incontreremo. Essere un vero strumento del Signore e irradiare i doni dello Spirito Santo, senza rendercene conto, significa aiutare anche quelle persone, che a causa dei loro errori, sono bersagliate da tutti gli altri. Il Signore non ci dice di amare solo quelli che meritano: “la mia legge non è la tua legge, il mio giudizio non è il tuo giudizio, il mio peso non è il tuo peso, la mia misura non è la tua misura“. Noi amiamo e incoraggiamo. Tutto il male del mondo può essere vinto con l’amore, mentre il pregiudizio, il pettegolezzo, la calunnia e la condanna aumentano il male. Le parabole dei sepolcri imbiancati, della pagliuzza e della trave, riguardano noi, perché gli altri davanti al Signore siamo noi. La Madonna ci sta suggerendo un cammino nuovo che può dare una qualità alla nostra vita, vuol fare di noi dei nuovi apostoli, dei veri strumenti del Signore. Se non abbiamo queste qualità, continuiamo pure a pregare, ad andare in chiesa, ma non parliamo più di essere responsabili della parola del Signore, dobbiamo autosospenderci in attesa di essere preparati al punto giusto. La Chiesa ha bisogno di collaboratori efficienti, non mediocri. Come testimoni della verità, dobbiamo affrontare un nemico accanito che vuole impedirci di essere coerenti ed efficaci, vuol farci cadere in tutti i modi per non essere di buon esempio agli altri, ed indurli a dire: “Piuttosto che essere come te che vai in chiesa e che ti comporti in un certo modo, io che sono ateo e che sto fuori, almeno sono più coerente“. Dobbiamo capire la nostra responsabilità, e se siamo all’altezza di parlare in nome del Signore. San Paolo consiglia di parlare meno che si può. Fermiamoci e meditiamo. Non recitiamo le parti del mite, dell’umile, del buono, devono uscire spontaneamente dal nostro cuore. Altrimenti non è vero amore, vera mitezza, vera gioia, è una recita che non serve a niente. Ci illude.
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