COME VOGLIAMO VIVERE LA LIBERTÀ?
Se noi cristiani non ci confrontiamo con la parola di Dio perdiamo la nostra caratteristica principale basata sull’umiltà. La conosciamo? Come si può essere umili criticando il mondo intero? Nessun strumento del Signore ha portato scompensi o polemiche al papa. Addirittura un’oasi di pace, come può essere un luogo di presunte apparizioni, è diventato un problema di disordine e di confusione. È corretto questo? Non sappiamo gestire la nostra vita e vogliamo consigliare il papa e i vescovi come se fossero lì per far andare male la Chiesa. Questo disordine proviene da persone che pregano molto… Meglio un ateo che un cristiano ipocrita! La Madonna non può essere contenta di questa situazione, non ha bisogno di noi per essere approvata. Amiamo la Chiesa fino al punto di difenderla e non criticarla? I suoi difetti sono umani, ma essa è santa e pura da sempre, non ha sbagliato Dio. Sapendo i problemi che ci sono nel mondo, incominciamo a usare la nostra autorità per rendere più serena la nostra famiglia. Scrive san Paolo: “Voi infatti, fratelli, siete stati chiamati a libertà. Purché questa libertà non divenga un pretesto per vivere secondo la carne, ma mediante la carità siate a servizio gli uni degli altri. Tutta la legge, infatti, trova la sua pienezza in un solo precetto: amerai il prossimo tuo come te stesso“. Noi viviamo solamente per i nostri interessi, per la carne, che è la ragione dell’uomo. Se vivessimo per lo spirito non saremmo così arrabbiati, ricevere un’ingiustizia sarebbe il regalo più bello. Avremmo meno contrasti in famiglia, con il confinante, con l’ambiente di lavoro, con la Chiesa. Siamo portatori di amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza e dominio di sé? Senza queste qualità non proponiamoci, altrimenti lo faremmo nel peggiore dei modi. C’è chi accetta serenamente le avversità senza lamentarsi o covare vendetta e chi invece è l’esatto contrario. Quanti si presentano davanti all’Eucarestia in pace con sè stessi e con i fratelli? È un peccato affermare che è impossibile essere veri cristiani, il Signore non ci ha dato una legge difettosa. Se diciamo questo, dobbiamo avere il coraggio di non entrare in chiesa e di non nutrirci dei benefici che Dio ci dà. Tutti possono amare e mettere in pratica i comandamenti di Dio, sono le cose più semplici da realizzare. Il primo prossimo che dobbiamo amare sono le persone più vicine, a partire dal nostro coniuge. Abbiamo reso la nostra famiglia un’oasi di pace? In casa dobbiamo essere credibili come cristiani. Attiriamoci tutte le negatività, le ingiustizie di una famiglia si devono disintegrare al contatto con un vero cristiano, devono sparire. Oppure affrontiamo tutto con rabbia, permalosità e pregiudizio? Gli apostoli della Lieta Novella parlano solo d’amore anche con il cuore ferito. Non dobbiamo dispiacerci se non siamo capiti e non ci considerano, il nostro amore vale di più perché messo alla prova. Sfruttiamo appieno le dure prove della nostra vita, accettiamo quei momenti anche se non ci fanno fare salti di gioia. Sulle nostre croci c’è il nostro orgoglio, quando siamo pungolati diventiamo anche cattivi. Il nostro malumore, la nostra critica e la nostra sofferenza, derivano dal non aver saputo fare la nostra parte nella fase evolutiva della nostra esistenza. Abbiamo sempre cercato la parte più conveniente e facile. Poi la vita ci presenta il conto. Uno che non è felice è perché non ha fatto niente di buono, vive solo di rimorsi.
IL BATTESIMO NON È UN RITO
Ci rendiamo conto cosa vuol dire essere battezzati? È come ricevere un diploma di altissimo livello senza aver fatto una scuola o un salario prima di aver lavorato. Se l’abbiamo ricevuto in un’età non consapevole, non significa che non ci riguarda. Dobbiamo ritrovare quel filo conduttore che ci porta a Dio. Conosciamo le verità principali della nostra fede? Ci acculturiamo di quello che il Signore ha voluto darci? In realtà stiamo togliendo il sapore e il carisma a una benedizione, completa di tutte le potenze, per uscire vincitori da ogni prova della vita. Certo l’infido fa di tutto per toglierci la grazia del battesimo e ci riesce in una percentuale altissima. Perché dopo aver ricevuto la cresima non vediamo l’ora di liberarci di tutte le cose di Dio? La felicità dell’uomo non aumenta in base alla ricchezza, perché poi, alle prime difficoltà, si rivolge a persone che lo rendono dipendente da esse. Dov’è l’equilibrio, la ragione, la capacità che Dio ha dato a ognuno di noi? Da dove viene questa insicurezza e rassegnazione, che ci fa vedere solo i mali del mondo? Abbiamo tanto sbagliato quando abbiamo voluto fare di testa nostra, diamo retta all’ultimo arrivato, ma non a Dio, che ci indica la via giusta scritta sulla Bibbia. Come possiamo sostituire una rivelazione privata con un salmo? Pur valida che sia non avrà mai la grazia e la sapienza della parola di Dio. Dobbiamo riscoprire i benefici e le protezioni che solo il battesimo ci dà, perché tanto potenziale non l’abbiamo saputo usare.

