LA LEZIONE DEL LEBBROSO
Si avvicinò a Gesù un lebbroso e disse: “Signore, se vuoi, puoi guarirmi”. Gesù stese la mano, lo guarì e gli disse: “Guardati bene dal dirlo a qualcuno; va’ invece a mostrarti al sacerdote e presenta l’offerta prescritta da Mosè”. Non gli dice di fare pubblicità come se la nostra Chiesa fosse un istituto di beneficenza che concede tutto, ma è la dimora di Dio. Dobbiamo essere molto attenti alla parola di Dio e non ascoltatori smemorati. Quando riceviamo una grazia, dobbiamo offrire qualcosa in cambio: anche un tempio ha bisogno di sostegno. La parola di Dio non ci dà un listino prezzi, ma ci chiede un gesto di ringraziamento che può anche consistere in un atto d’amore verso il prossimo. Invece, molti (anche tra quelli che vanno ai pellegrinaggi) parlano solo delle grazie che hanno ricevuto e si sentono dei privilegiati. Facciamo attenzione quando diciamo che Dio è buono e perdona tutto: la persona che abbiamo di fronte ha un’anima piena di peccati o merita la misericordia? Se qualcuno ha appena ucciso, è come se gli dicessimo di andare a uccidere di nuovo. Dio sarà misericordioso se anche noi lo saremo, non svendiamo la salvezza. “Non esser troppo sicuro del perdono tanto da aggiungere peccato a peccato. Non dire: “La sua misericordia è grande; mi perdonerà i molti peccati”, perché presso di lui ci sono misericordia e ira, il suo sdegno si riverserà sui peccatori. Non aspettare a convertirti al Signore e non rimandare di giorno in giorno, poiché improvvisa scoppierà l’ira del Signore e al tempo del castigo sarai annientato” (Siracide). Se diciamo cose non vere, dovremmo espiare peccati che non abbiamo commesso. Perché dire: “La Madonna ha detto” quando non l’abbiamo né sentita né vista? Perché dire che per ottenere una grazia servono una quantità di preghiere? È come credere alle favole. Ce lo dice san Paolo: “Annuncia la Parola, insisti al momento opportuno e non opportuno, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e insegnamento. Verrà giorno, infatti, in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, pur di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo i propri capricci, rifiutando di dare ascolto alla verità per perdersi dietro alle favole”. È quello che facciamo noi quando diamo retta alle rivelazioni private. Siamo miseri davanti al Signore e, parlando con la nostra miseria, gli facciamo fare brutta figura. Quando parliamo in suo nome, “di ogni parola infondata renderemo conto nel giorno del giudizio“. Desideriamo la lode di Dio o la nostra vanagloria? Dovremmo piangere se perdiamo la nostra anima, non per le cose terrene o perché gli altri non fanno quello che diciamo noi.
LA PREGHIERA NON PUÒ SOSTITUIRE LA LEGGE DI DIO
Chiediamo sempre a Dio di aiutare i nostri cari: 8 miliardi di persone che fanno così? Siamo tutti confusi, scontenti e in agitazione: ha sbagliato Dio o siamo noi che abbiamo sbagliato? Perché pregare quando si soffre? Il Signore ci ripaga molto di più se ci accontentiamo di ciò che abbiamo. Ci dice di fare ciò che vogliamo nella nostra vita, ma di essere corretti e di ubbidire ai suoi comandamenti. L’errore di Eva è stato pensare che con poco avrebbe ottenuto tanto, ed è quello che facciamo noi quando preghiamo. A cosa servono le preghiere se non rispettiamo la parola di Dio? Il Signore non ci concede la pace perché siamo ostinati a ottenerla secondo i nostri parametri. Preghiamo perché ci conceda e ci lamentiamo se non otteniamo o portiamo noi qualcosa come dimostrazione della nostra giornata? Come cristiani, se non conosciamo la parola di Dio, che guide siamo? Diciamo quello che il Vangelo non dice? È come dare la patente di guida a uno che non conosce il codice della strada. “Da questo sappiamo di aver conosciuto il Cristo: se osserviamo i suoi comandamenti. Chi dice lo conosco e non osserva i suoi comandamenti è bugiardo e la verità non è in lui”. Il Signore non ci ha detto “Chiedete e vi sarà dato” per poi fare quello che vogliamo. Ci dà del bugiardo e noi pensiamo di avere dei meriti e di essere migliori degli altri solo perché siamo andati a messa. La cosa più importante è amare e accettare le ingiustizie, parlare bene, cioè benedire. Invece di dire quello che pensiamo, dovremmo pensare a quello che diciamo. La Madonna non si accontenta di vederci recitare un rosario, sarebbe troppo superficiale. Dobbiamo essere severi con noi stessi e capire che siamo la causa dei nostri problemi. Accettiamo con amore le persone che si sono comportate male con noi, cerchiamo di capirle senza condannarle: è la dimostrazione più bella che possiamo dare a Dio. Cosa cambia in noi dopo la preghiera, se abbiamo ancora la rabbia nel cuore? Gli apostoli hanno scelto la parte più difficile, superando prove che nemmeno immaginiamo. Come possiamo dire agli altri cosa devono fare, se non sappiamo nemmeno cosa facciamo e cosa diciamo? Se solo leggessimo qualche passaggio degli antichi maestri della fede, potremmo renderci conto di quanto ci siamo allontanati e di quanto dobbiamo migliorare. La parola di Dio ci indica la strada da percorrere, e a volte non è quella più comoda, come pensiamo noi.

